L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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MARIO SALMI

Ma altrove, si nota il riflesso delle forme larghe degli affreschisti toscani sul tipo di Spinello,
tradotte, di maniera come nell:'Evangelista nell'isola di Pathmos(fig. 5) al quale discende l'angelo che
suona una lunga tromba per dirgli le parole della Rivelazione (Ap. I, io). E senza esser costretti a
pensare che tali forme giungessero solo pel tramite di Francesco d'Arezzo 1 che non è il migliore
dei maestri, si può ragionevolmente credere che ve le portassero gli stessi artisti napoletani.

Nel Museo di Pisa si conserva un polittico proveniente dall'ospedale di Santa Chiara, che
sappiamo allogato il 28 aprile 1402 da Tommaso del fu Tieri da Calcinala a Giovanni di
Pietro da Napoli ed a Martino di Bartolomeo da Siena, con l'obbligo al primo di farvi le
figure ed al secondo di attendere alle altre parti.2 L'ancona (fig. 6) è dunque quasi tutta del-

Fig. 6.— Giovanni di Pietro da Napoli .e Martino di Bartolomeo da Siena: Polittico.
Pisa, Museo Civico. — (Fot. Brogi).

l'artefice napoletano. Nella Madonna si riscontra l'imitazione di quelle tondeggianti dal volto
pieno, di Spinello un riflesso del quale si trova anche nei Santi che la fiancheggiano, panneg-
giati ampiamente ma di maniera e disfatti nelle forme. Il carnato abbronzato, i contrasti violenti
di colore nelle vesti richiamano con insistenza le tonalità degli affreschi di Galatina; i pan-
neggi dell'Evangelista a destra nel polittico, tornano di poco modificati nei loro tratti calligrafici,
nel San Giovanni della chiesa di Puglia dove troviamo anche analoghi tipi di santi (fig. 7).

Riscontrato dunque lo stesso indirizzo d'arte, nulla vieta di ammettere che dopo le sue
opere pisane,J Giovanni tornasse in patria in compagnia di Francesco d'Arezzo e con questo
facesse parte del gruppo di artefici che lavorò in Santa Caterina.

1 II Filangeri, Documenti per la storia e per le
arti e le industrie delle Provincie napoletane, voi. V,
Napoli, 1891, p. 382, lo dice Pugliese (?) forse perchè
si firma de Arecio anziché, come avrenne dovuto cor-
rettamente, de Are/io o de Aritìo.

2 F. BoNAi.Ni, Memorie inedite intorno alla vita e
ai dipinti di Francesco Traini, Pisa: 1846, p. 45 ; Mi-

lanesi, Documenti per la storia dell'arte senese, II,
Siena, 1854, 8, 10 n. 3, 4 e 5 ; Vasari, ed. Milanesi,
I, p. 477-47S ; Cavalcasele e Crowe, op. cit.,
Ili, p. 298.

3 Oltre il trittico rammentato dipinse e firmò nel
1403 una Crocefissione coi due ritratti dei commit-
tenti, già nel monastero delle monache di San Dome-
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