L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

Page: 162
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1919/0184
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
MARIO SALMI

di colorito; nei tipi si nota un qualche ricordo dei senesi, ma modificato da un certo influsso
arabo-catalano specie nel Cristo dal volto lungo, le sopracciglia ad ampio arco, i baffi corti e
spioventi, la barba breve ed appuntita. Siamo di fronte a un modesto quanto significativo pro-
dotto di arte locale?1

In San Bernardino di Molfetta, sopra il secondo altare di destra, attira l'attenzione per
io sfavillio del fondo d'oro, un trittico incassato entro una cornice di legno.2 Nel pannello
centrale che conserva la forma archiacuta s'incontrano, abbracciandosi, la Vergine ed Elisa-
betta, in piedi sopra un tavolato ligneo. La prima ha una tunica ad oro velata di lacca rossa
e un manto aurato a fiorami azzurri ; la seconda veste di marrone e di rosso. Nei pannelli
laterali pure archiacuti spiccano, come ritagliati sul fondo, San Bernardino che accenna alla
sigla di Cristo e San Francesco che tiene il Crocefisso. E sopra ad essi stanno incassate nel-
l'altare due piccole tavole ovali che coronavano le cuspidi dei pannelli stessi, con Sant'An-
tonio e un Santo vescovo a mezzo busto. Nella predella si allineano su di un fondo azzurro
uniforme, le mezze figure del Redentore e degli Apostoli assai danneggiate.

Il trittico fu creduto del secolo XIV; 3 è invece della seconda metà del Quattrocento e non
manca d' interesse per le tendenze artistiche che rappresenta.

La struttura delle figure cilindriche o coniformi, accenna ad un influsso fiammingo-cata-
lano confermato dalla varietà lussuosa delle vesti infiorate o laccate e dalla finezza della pre-
della. Questa è dipinta a colori delicatissimi graduati nei panneggi (si noti il bianco che varia
in rosa della tunica del Cristo) studiata nei minimi particolari, quasi in contrasto con i pan-
nelli sovrastanti, eseguiti in fretta nelle figure dalle carni cupe, un po' bolse e di piatto
modellato.

L'anonimo artefice rivela dunque arte di miniatore e si mostra derivato da quella cor-
rente ispano-fiamminga che fiorì in Sicilia ed a Napoli, da dove il trittico facilmente pervenne.

* * *

Ma a cominciare dal secolo XV, divenuti più attivi i commerci della Repubblica di Ve-
nezia, rafforzati talora da affermazioni territoriali, la Puglia deve alla scuola veneta quanto di
meglio essa conserva in pittura.

Il documento più antico del dilagare di quell'arte, si trova nel Museo di Lecce: è un
polittico di Jacobello del Fiore eseguito nel 1420,4 quando a Galatina operava la schiera dei
pittori ch'erano venuti dalla Toscana e da Napoli. Gli altri esempi rimastici sono alquanto
più tardi e avanti d'illustrare quelli tuttora inediti, accenno di sfuggita ad un altro simpatico
documento della penetrazione artistica veneta, che si trova nella Badia delle Tremiti. E un
grandioso polittico in legno (fig. Io) con figure scolpite di tutto rilievo, in una ricca cornice
dorata gotico-fiammeggiante, composto secondo quella foggia monumentale che si riscontra in
altri polittici derivati tutti dalla gran pala dei Dalle Masegne in San Francesco a Bologna.

Il sontuoso lavoro è descritto nel 1508 come «una bellissima ancona posta ad oro tutta
con diversi santi e sante in rilievo; nel cui mezzo evvi l'Assunta della Madonna co' Apostoli
inginocchioni ; la cui incoronazione è alquanto più alta, il tutto d'intaglio al naturale».5 Fu

1 Qualità morfologiche simili e forse accidentali pre-
senta un santo monaco benedicente nella chiesa di
Santa Croce presso Anelila riprod. dal Vinaccia, op.
cit., p. 50, e una Madonna fra due santi in Santa Cate-
rina di Galatina pubblicata dal Gigli, cip. cit., p. 126.

3 La cornice è del 1679, al quale anno rimonta la
scomposizione del trittico la cui larghezza ci è indi-
cata della predella di ni. 0,96 per 0,27. Il pannello
di mezzo conteneva una iscrizione in due righe, ri-
dotta oggi a poche lettere insignificanti.

' A. Salvemini, Saggio storico della città di Mol-

fetta, Napoli, 1878, II, p, 137; G. De Luca, Seguito
alla storia di Molfetta, Giovinazzo. 1895, p. 61.

+ O'. Valentini, Un dipinto di Jacobello del Floro
in Lecce, in Bollettino d'Arte, a. VII (1913), p. 272-274.-

5 I). I!. Cocarella, Cronaca Istoriale di Tremili
composta in latino, ora volgarizzata da Don Pietro
Paolo de Rifera, Vinetia, 1606, p. 49. Una riprodu-
zione del polittico fu già data da M. Cortesi in
Emporium, XXV, n. 150, sett. 1907, p. 468 e da
M. Vocino, Nei paesi dell'Arcangelo, Trani, 1913,
1>- 37-
loading ...