L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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UN QUADRO SARDO NELLA GALLERIA DI BIRMINGHAM

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tale. Mentre il Bambino del quadro di Birmingham si rannicchia faticosamente presso il
grembo materno, quello del quadro di Castelsardo si distacca dalla madre risolutamente; e
in contrasto con la gracilità fiammingheggiante del primo, le forme del secondo si accentuano
plasticamente, sino a giungere a un effetto di plasticità esagerato nel modo in cui è resa la
pienezza di carne della coscia infantile.

Accanto ai nimbi rilevati, alle rajolas ilei pavimento, ai graffiti del fondo d'oro che riman-
gono ad attestare l'ambiente spagnolo, son da notare infine, nel quadro di Castelsardo, le can-
deliere puramente italiane del trono.1

Il quadro di Castelsardo si avvicina pertanto, più del quadro di Birmingham, all'arte italiana
del rinascimento; e i nessi fra esso e i modelli antonelliani divengono più consistenti e più chiari.
Non manca, nel gruppo centrale del quadro di Castelsardo, quel senso della mole che è carat-
teristico delle opere di Antonello da Messina, e il pittore sembra giunto, in tale quadro, a una
comprensione sintetica dell'arte di Antonello; cosicché il quadro di Birmingham, ove gii influssi
antonelliani si manifestano piuttosto nei particolari, dovrebbe logicamente essere considerato
anteriore nel tempo, e corrispondente a uno stadio meno avanzato dell'evoluzione graduale
in senso italiano di un pittore sorto in ambiente ispano-fiammingo. Ma, studiando la pittura
sarda, non conviene essere troppo loici; e io non mi sorprenderei affatto se domani fosse
dimostrato che i due quadri appartengono a uno stesso momento o che il quadro di Birmin-
gham è posteriore a quello di Castelsardo. Ne accennerò fra breve il perchè.

I due quadri descritti sono l'uno e l'altro parti centrali di ancone. Manca ogni traccia
delle parti secondarie dell'ancona, cui appartenne il quadro di Birmingham.2 Ma nella catte-
drale di Castelsardo, oltre la Madonna dell'aitar maggiore, restano altri quadri contemporanei ;
sul primo altare, a destra entrando, un Arcangelo Michele, luccicante di oro e di argento,
nobile figura, improntata, pur con qualche rigidità, ad una certa classica compostezza; nella
sacrestia una rappresentazione della Trinità, fra i simboli degli Evangelisti, e due frammenti
di predella, l'uno coi Ss. Filippo e Bartolomeo, l'altro coi Ss. Mattia e Matteo, cose molto
mediocri, nelle quali appare il più puro spirito gotico. Molteplici analogie materiali mi fanno
ritenere possibile che nonostante le differenze sensibili di tendenze e di pregio tutti quattro
questi frammenti, e con essi la Madonna centrale, abbiano appartenuto a una stessa ancona.
In quasi tutte le ancone sarde giunte intere sino a noi, si rilevano, fra parte e parte, e talora
anche in maggior grado, consimili discordanze.J

Detto così abbastanza dell'ancona di Castelsardo, non mi fermerò lungamente sulle altre
pitture sarde prossime al quadro di Birmingham.

Le qualità prospettiche e plastiche della Madonna di Castelsardo si ritrovano nel Sant'Eligio
di Sanluri, congiunte a una precisione e a una vigoria di esecuzione, mantegnesche piuttosto
che antonellesche. Niuna fra le pitture sarde del Quattrocento 4 è più lontana di questa dallo
spirito gotico. Le curve della mitra trovano armonia nelle ampie curve descritte dal piviale
attorno alle braccia del vescovo; e la figura di questo ha un risalto poderoso, al quale effi-
cacemente concorrono la disposizione obliqua del pastorale, rispetto alla figura stessa, e l'at-
teggiamento del capo, lievemente rovesciato all'indietro e volto verso la sinistra in opposizione

1 II trono della Madonna di Castelsardo offre una
combinazione di elementi gotici e di elementi del ri-
nascimento (con prevalenza di questi ultimi) molto
analoga a quella che si vede nel trono della Madonna
di Siracusa, già sopra ricordata.

3 La prova materiale dell'appartenenza del quadro
a un'ancona è data dal fatto che si vedono tre. intac-
cature nel legno, su ciascun lato del quadro stesso.
(Chambkrlain, op. cit.).

3 Oltre le ancone di Sanluri e di Tuili, si possono

ricordare, ad esempio, le ancone di Ardara (1515), di
Suelli, di Lunamatrona, ecc., e quella sopratutto di
Villàmàr (1517) che è una vera antologia di motivi
pittorici dei secoli xiv, xv, xvi.

\ È quasi inutile avvertire che parlando di pittura
sarda del Quattrocento io mi riferisco anche a opere
compiute nel secolo xvi. Ed è probabile che siano
per l'appunto da attribuire ai primi anni di questo
secolo il Sant'Eligio di Sanluri e gii altri quadri già
descritti.

L'Arte. XXII, 31.
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