L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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PIETRO TESTA, INCISORE E PITTORE

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vcllato a lungo per deliberare le più ( alme paste Non è cambiato Pietro; ha dipinto le sue solite
tizianesche, i più delicati biancori di Giorgione, fronde dilaganti per il cielo arancio-azzurro con
le pennellate più roride del Veronese e dei Bas- cui Bologna simpatizza, ha disteso una chiara
sano — e abbia poi disteso il tormentato frutto macchia di sole sul braccio dell'amorino saet-
delle sue elucubrazioni in una tela composta, tante, ha usato a tempo le ribattute opacità già
primordialmente, alla Poussin. Or chi può es- sparse largamente nel Giuseppe; ed è stato deli-
sere questo pittore così fanatico e così sagace ziosamente l'elice distendendo nell'angolo destro

V\g. 7 — P. Testa? Ritratto. Galleria Uffìzi.
(Gabinetto fotografico degli Uffìzi).

da pretender di cogliere in una ipersensibile at-
tuazione le qualità più sostanziali del colore?

Ce lo potrà rivelare l'acqua colante giù dalla
vaschetta, in rivi così bianchi come le gocce di
latte del Tritone di Lucca: e la testa un po' corto-
nescamente parruccosa dell'Adone, e i tronchi
degli alberi ben noti, sfogliati a chiazze di cortec-
cia chiara come quelli del Giacobbe dormente a
S. Luca.

Testa non è mutato che nella forma un po'
astratta, nell'espressione un po' forzata della com-
posizione. E si potrebbe qui fantasticare di una
discussione a casa Dal Pozzo, coronata da una
pratica dimostrazione, per parte del Testa, sui
più attuabili mezzi del programma poussiniano.

dopo l'ovattata muscosità della fontana, un pae-
saggetto di chiusura.

Ben dissimile dal bosco alluminato del Sogno
di Giacobbe esso è una distillazione lenta e delicata
delle più molli « couches » di colore; son veli e
veli di preziosissime tonalità torrefatte che stra-
scicano placidamente per questa valletta, guarda-
roba infinito dei pastori che dormono. Poiché
non vestono anch'essi, i pastori, delle strane
sete su cui il pennello errò preoccupato cercando
lambiccate fusioni tonali e raffinate sostanze
cromatiche ?

Bizzarro e pretensioso pennello che non volle
imitare, come aveva fatto nel velo della Galatea,
le sgranate paste tizianesche; che, nella sprezza-

re*. XXIV, 3.
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