L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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G. FIOCCO

direbbe atta scultura di Donatello, gli regge con venire alle mani piuttosto che a pregare e a bene-
ambo le mani il calamaio. dire.

Ben vi guarda però il Battista, macerato dai Sono delle grandi larve queste pitture marto-

digiuni e ossuto, con i suoi occhi inspirati e quasi riate dalla critica e dal tempo, in cui solo da presso

feroci, dalla caratteiistica bianchissima sclcro si discernono i colori cangianti tanto particolari

Piar. 2. — Francesco da Faenza : l'atti decorativi.

tica, e par che gridi come il fratello di Santa Croce
la sua passione e la sua profezia.

Unico mite dell'apostolica assemblea a sinistia
del Padre Eterno, è il canuto S. Giovanni dalla
barba Unente, che in una pausa dell'assillante
pensiero, appunta la penna e sogguarda l'aquila
grifagna pronta a lanciarsi (fig. i).

Ma S. Luca che la scruta con gli occhi stralunati,
e il quadrato S. Zaccaria che vi figge addosso il
suo sguardo severo, sembrano dei forti pronti a

del fiorentino, ma fanno paura per la loro foiza
che non è solo evidenza di naturalista ma vera
e grande arte.

Non mai Andrea del Castagno usò più semplice
e schietta la parlata del suo maestro Masaccio, e
io sono certo che se una prudente ripulita potrà
ridonare ai dipinti parte almeno dell'evidenza
che più non hanno, non si potrà citare esempio
più grande di questo acerbo frutto per la gloria
del fiorentino. Si comprende che su questi e sovra
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