Belvedere: Kunst und Kultur der Vergangenheit; Zeitschrift für Sammler und Kunstfreunde — 1925

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UN’ OPERA IGNORATA DEI DOSSI
DI CARLO GRIGIONI
Scrisse Giorgio Vasari, parlando dei fratelli Dossi, ehe «costoro fecero nel Duomo
di Faenza per Messer Gio. Battista de’Buosi una molto bella tavola di
un Cristo ehe disputa nel Tempio, nella quäl opera vinsero se stessi
per la nuova maniera ehe vi usarono».
Quäle fosse il valore di quest’opera possiamo a stento intravvedere in una mediocre
copia ehe ne fece verso il 1752 Vincenzo Biancoli da Cotignola e ehe e collocata al-
l’altare della cappella Bosi (la prima a destra) nella Cattedrale di Faenza, cioe al posto
dell’ originale; mentre di questo si sono salvati non piu di due piccoli frammenti,
luminosi per colorito e per forza di disegno, ora conservati nella Pinacoteca Comunale
della stessa cittä.
Da una fonte assai meno nota ei giunge un’ altra notizia. Gian Marcello Valgimigli
brisighellese, appassionato raccoglitore di memorie faentine, nella sua opera «Dei pittori
e degli artisti faentini de’secoliXVeXVI»1 fondandosi su due documenti del 28 ottobre 1536
e del 29 settembre 1541, riportati nei passi piü significativi, asserisce ehe Dosso Dossi
dipinse nel 1536 una tavola per la Confraternita della Croce di Faenza.
Pare ehe questa notizia sia sfuggita agli Studiosi, perche nemmeno Achille Calzi, il quäle
in collaborazione con Antonio Messeri ha scritto il volume «Faenza nella storia e nel-
1’arte» 2 ed ha rifatta la storia della pittura faentina servendosi, almeno per i primi secoli,
unicamente dell’opera del Valgimigli al punto di farne niente altro ehe una parafrasi
in forma piu brillante e talvolta anche eccessivamente fiorita e preziosa, nemmeno il
Calzi, dico, accenna a questa tavola dell’ artista ferrarese. A spiegare questo silenzio
suppongo ehe egli abbia ritenuto ehe i documenti della nota del Valgimigli si riferissero
al quadro della Disputa nel Tempio.
Si tratta invece di un lavoro affatto diverso con tutt’ altro soggetto, di un’opera
oggi perduta, la quäle nei documenti rimasti (non i due soli letti dal Valgimigli, ma
anche altri ehe completano le notizie) rivive con una storia assai singolare, ehe ne
spiega anche la rovina e la fatale perdita.
Essa rivive innanzi tutto nell’ atto di commissione, ehe fu ricevuto dal solo Battista
Luteri il 21 agosto 1333 a Faenza, nello Studio del notaio Ser Nicola Torelli. I com-
mittenti furono maestro Francesco Mezzarizza e Battista Passetti nella loro veste di priori
della Confraternita della Croce presso la chiesa di S. Francesco di Faenza.
Le condizioni del contratto sono presto riassunte. Il soggetto doveva essere la Depo-
1 Faenza, Tipografia di Pietro Conti, i86ge 2a edizione, 1871, pag. 64 nota. 2 Faenza, Tipografia Sociale Faentina
di Edoardo Dal Pozzo, 1909.

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