L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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NOTE SUL GUERCINO

Pitture murali disperse e dimenticate. - Due quadretti nella Pinacoteca comunale di Ceuto

e due disegni al Louvre. 1

INTORNO alla prima giovinezza e agli esordi artistici del Guercino i biografi ci hanno
trasmesso una congerie di notizie e di fattarelli minuti non facili il più delle volte a esser
messi d’accordo tra loro e che hanno più spesso l’apparenza di piacevoli storielle e di rac-
contini educativi che non di autentici documenti storici.

Così, non ostante l’abbondanza delle notizie e la ricchezza di particolari che ci forniscono
gli scrittori, per conoscere gli esordi artistici del pittore cente.se la nostra ricerca si deve
anzitutto rivolgere direttamente alle opere.

E queste non è, ora, sempre facile rintracciare con sicurezza.

Un Crocefisso dipinto a terra rossa in una parete della casa natale, che la tradizione
vuole ascrivere alla prima fanciullezza del pittore, è da lungo tempo perduto; di un ritratto
del letterato Gio. Francesco Cremona del quale il Bellori cita la data e la iscrizione apposta
nel rovescio della tela 2 e che le vecchie guide di Cento indicano tra i quadri di casa Benotti,
non mi è riuscito di trovar più traccia. Così totalmente guaste sono andate le Virtù Cardinali
dipinte nel 1612 sulla facciata del Palazzo della Ragione di Cento, le tavole che esistevano
alla Palata Pepoli nel basso bolognese e il ritratto di Alberto Provenzali che ancora una
sessantina d’anni fa lo storico locale Gaetano Atti vide a Bologna in casa dell’antiquario
Bandi.

Resta invece, scolorita e mezzo cancellata dalle intemperie alle quali era esposta nel suo
luogo originario, una immagine della Madonna della Ghiara che, segata dal muro più di un
secolo addietro, è ora amorosamente conservata in casa del cav. Cesare Carpeggiani di Cento.
Se non che a proposito di essa è un po’ difficile accettare le informazioni dei biografi che
narrano come il pittore, fanciullo allora di otto o nove anni e ancora affatto ignaro di qual-
siasi insegnamento tecnico,3 eseguisse l’affresco sulla facciata di casa sua traendone il disegno
da una vecchia stampa capitatagli a caso tra le mani.

Quella modesta immagine di devozione ove la Vergine è rappresentata seduta col fan-
ciullino paffutello, tutta avvolta in una vesticciuola rossa sbiadita che non forma quasi piega

1 Le due fotografie che illustrano questo articoletto
mi furono concesse gentilmente dalla ditta Eredi Costa
fu Enrico librai di Ceuto benemeriti illustratori della
loro città. Mi è caro ringraziameli.

2 « A di 4 agosto 1610 questo ritratto è l’effigie di

Gio. Franco Cremona che era d’anni 18 ed è di mano
di Giov. Franco Barbieri il quale ancor lui era d’età
come sopra ; fu pagato uno zecchino d’oro in oro che
serva per memoria » (Grampietro Bellori, vite dei pit-
tori, scultori ed architetti moderni, Roma, 1672, pa-
gina 211).

J Nella raccolta di iscrizioni latine di un epigrafista
del secolo scorso (Morcelli, Parergon, Patavii, 1818 ;
in-40) si trova questa che ricorda lo stacco dal muro
della vecchia immagine guercinesca : Leopoldus Tan-
gerinus archipresb — veteri domo — Barbieri civis
et pictoris egregii — ob vetustatem dilabente —
primum eius nec dum artem professi — opus mirabile
udo illitum — parietis parte desecta — in aedes a
solo restituta an. MDCCLXXX — Transferendum
curavit,
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