L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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CRONACA

L’esposizione dell’opera di Paolo huet. — La

state parigina è favorevole ai pittori, siano essi glorie
delle età passate o speranze dell’avvenire: i mesi di
maggio e giugno sono invero i mesi delle esposizioni
d’arte, attuali o retrospettive. Dopo il giusto omaggio
reso a Jngres, ecco il « Palais de l’École Nationale des
béàux-arts » aprirsi per una esposizione dell’opera —
pitture, disegni, acqueforti, litografie — di Paolo Huet,
organizzata da Léonce Bénédite. E mentre in questo
modo son riuniti insieme più di duecento quadri di
questo paesista romantico (1803-1869), amico di De-
Iacroix, contemporaneo di T. Rousseau, di Dupré, ecc.,
interessanti studi gli son consacrati in diverse riviste,
e la sua corrispondenza è pubblicata insieme con una
biografia completissima da suo figlio.

A dir vero questa esposizione non è una rivelazione:
dal Louvre a noi è nota qualcuna delle opere più im-
portanti di Huet, la sua Inondation à Saint-Cloud, il
suo So/eit couchant à Seine-Tort (1855). L’impressione
lasciata da questa raccolta di opere, delle quali le
prime portano la data del 1823 e le ultime del 1869,
è anzitutto poco netta e contradittoria, e solo in se-
guito si rischiara. Questa pittura ha delle grandi bel-
lezze e delle singolari insufficienze, intenzioni generose
non rese nell’esecuzione, ed è giuoco di influenze mol-
teplici.

Quel che apparisce chiaramente è che Paolo Huet
non è un artista di primo ordine. La sua corrispon-
denza mostra uno spirito aperto, comprensivo, che si
interessa di politica — della formazione dell’unità ita-
liana, per esempio — e di letteratura. Il romanticismo
dei suoi inizi persiste nei suoi paesaggi più nella com-
posizione che nella tecnica. Questo compagno di Bo-
nington e questo antico fedele di Delacroix, questo
pittore, la cui indole ha la fermezza e la pesantezza
di Decamps, concepisce spessissimo i suoi paesaggi
tali quali li inventa o li deforma l’immaginazione di
Delacroix. Egli ama i cieli tempestosi, gli alberi agi-
tati dai venti, i torrenti, le rocce, i precipizi, perchè
con ciò si iniziò all’arte, e solo la frequenza dei suoi
viaggi, la varietà delle influenze che essi esercitarono
su di lui, gli impedirono di diventare monotono. Il suo

pregevole talento di colorista non lo abbandona mai, e
più si manifesta quando per eccezione Huet rinunzia
agli effetti di luce stilizzata, presi a prestito dal Lo-
renese, o abbandona le semi-tenebre fuligginose, le
tinte bituminose, di cui spesso abusa, per dipingere
atmosfere trasparenti e paesaggi luminosi.

Huet ha tratti i soggetti dei snoi quadri da diversi
paesi, l’Italia, che visitò nel 1841 e nel 1842, la val-
lata della Senna, la foresta di Fontainebleau (a co-
minciare dal 1850), le scogliere del Nord, l’Olanda, che
egli scoprì molto tardi. La più curiosa delle sue tele
rappresenta le Cascatelles de Tivoti (1848). I suoi in-
terni di foresta ricordano Diaz de la Pena, con i per-
sonaggi mitologici di meno. Huet d’altronde conosce
meglio la natura che l’umanità, e ai suoi gruppi di
figure umane quasi sempre convenzionali son da pre-
ferire i suoi animali. Nei suoi studi di rocce e di verde
Huet si approssima al « realista » Courbet, quantunque
nella sua corrispondenza a volte lo giudichi severa-
mente. In fine nei suoi tramonti appariscono le strisce
di nuvole un po’ brune, e nelle sue acque dormenti
i riflessi così carattestici della paletta di Rousseau. Le
sue più belle opere sono forse i suoi quadri di spiaggie,
scogliere di Houlgate o di Trèport. Io le preferisco
al suo famoso Gouffre del i86r, ancora contaminato,
malgrado la fermezza del disegno, di romanticismo
letterario, al suo Bois de la Haye del 1866, alla sua
Latta à marèe haute del 1869. Occorre dire che l’ori-
ginalità di P. Huet non era imperiosa ed esclusiva,
che il suo talento inquieto cercava in tutte le dire-
zioni, senza perdere d’altronde le sue caratteristiche
essenziali ?

Huet acquafortista non è inferiore all’Huet pittore:
nel 1834 collaborò con Decamps al Museo in Ales-
sandria. Le sue acqueforti più celebri sono la Chau-
mière nonnande e le Sources de Royat. Interessanti
sono poi le sue litografie. Nell’insieme P. Huet rap-
presenta la lenta, ma sicura evoluzione del romanti-
cismo verso il realismo nel genere del paesaggio.
Questo è l’interesse storico della sua esposizione.

C. S. Picavet.

L’Arte. XXV, 30.
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