L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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CORRADO RICCI

Di questo ritratto fa inoltre più antica testimonianza il Bonoli nelle sue Storie eh Forlì
edite sino dal 1661 : «Morì il Paimezzano... di età decrepita... e fu seppellito in S. Dome-
nico dove ancora si vede il suo ritratto dipinto di propria mano ».1 Vecchio del pari, se
non originale, è infine il cartello che gira sulla cornice e reca la scritta: Marcus Palmeg-
gianus Nob. Forol. hic. semetip. pinxit octua-aetat. sua; anno 1536 ».

Ora, senza discutere se tale effigie sia autoritratto o, come è più probabile, opera d’uno
scolare del Paimezzani, certo è che si hanno le più fondate ragioni per ritenere che lo
rappresenti. In tal caso, poiché nulla giustifica l’affermazione che il ritratto di Bergamo sia
veramente il ritratto del Garofalo, così noi dobbiamo considerarlo come un secondo ritratto
del maestro di Forlì, perchè si tratta immancabilmente della stessa persona, decrepita in vero
come dice il Bonoli nella tavoletta di Forlì, assai vecchia in quella di Bergamo.

Del resto, esiste nella Galleria degli Uffizi un bel disegno a matita rossa con l’antica
dicitura Benvenuto Garof. . . pitor, (fig. 6) il quale, a sua volta, conduce ad escludere che il
ritratto della Raccolta Morelli riproduca il Garofalo. È vero che nel disegno è rappresentato
giovanissimo, ma è altresì vero che vi si presenta col naso arguto e non col naso aquilino
proprio dei ritratti di Forlì e di Bergamo. La vecchiaia fa molti scherzi, ma finora non
sappiamo che faccia anche quello di mutare il naso !

IL

Giovanni Del Sega.

Il primo a trovare notizie su Giovanni del Sega, pittore forlivese, fu don Giovanni
Guàitoli.2 Tali notizie, che vanno dal 1506 al 1527, e lo dimostrano stabilito in Carpi,
furono così riassunte dal Campori:3 «I lavori da esso eseguiti per Alberto Pio ci fanno
pensare ch’egli fosse espressamente da lui invitato al suo servizio e ci porgono nel tempo
stesso un concetto assai favorevole del merito dell’artista. Da alcune liste di spese fatte
nel 1506 a nome di Alberto Pio si ricava la nota di due partite di denaro, la prima di
ducati 30 e di lire 66 in varie volte sborsata a M° Zoane dipintor per parte del pagamento
de la salta ; la seconda di ducati 11 e lire 7 pure al medesimo per parte del pagamento
della facciata del Palazzo nuovo. Allo stesso pittore fu probabilmente allogata nel 1513 la
pittura di un’altare per la chiesa di Santa Croce presso Carpi, giusta la disposizione di
Lorenzo Fioruzzi di Pozzolo, il quale nel suo testamento del 23 gennaio del sopraddetto
anno reliquit, et dipingi mandavit imam cappellani in dieta Ecclesia Sanctce Crucis, prout
ipse testator incepit fieri facere, et dori libras triginta Magistro Joani de Forlivio pictori in
terra Carpi prò dieta pict-ura et laborerio.4 Da un libro di spese, sostenute da Bernardino
Alessandrini alias Inviziati dal 1507 al 1529 per adornare la sua cappella nella chiesa di
S. Nicolò impreziosita da un quadro di Antonio Allegri, il Cubassi rileva come intorno al 1518
il detto Inviziati somministrasse 42 pesi di farina a Giovanni del Sega il quale, soggiugne
lo stesso Cabassi, fu autore della pittura degli ornati e dello stemma della casa Inviziati

1 Paolo Bonoli, Istorie della città di Forlì.
Forlì, 1661, p. 242.

2 A. G. Spinelli, Catalogo sommario dell’Archivio

Guàitoli per la storia carpense, nelle Memorie sto-
riche e documenti sulla città e sull’antico principato
di Carpi, VII. Carpi, .1897. p. 80.

3 Giuseppe Campori, Gli artisti italiani e stra-
nieri negli Stati estensi. Modena, 1855, pp. 439-441.

4 Questa cappella fu atterrata nel 1777, allorché
venne riedificata la chiesa. Cfr. H. Semper, Carpi,
Dresda, 1882.
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