L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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UN DIPINTO DI ANTONIAZZO ROMANO

A MADRID

Nel Museo archeologico di Madrid, si trova un trittico di Antoniazzo Romano, che fino
ad ora non gli era stato attribuito. L’unico catalogo o guida esistente « Una visita
al Altiseo Arqueológico Nacional di Francisco ’Alvarez-Ossorio, Madrid 1910» lo ricorda a
pagina 59, senza neanche indicare la scuola a cui l’opera appartiene, quantunque l’autore
del catalogo sembri riconoscerne l’origine italiana.

« Triptico pintado en tabla. Lleva representado el Salvador, San Juan Baptista y San
Pedro. Procede del Ministero de Fomento (siglo XVI) ».

Questo termine cronologico corrisponde al carattere dell’opera, supposto ch’essa sia spa-
gnola,1 ma riconosciuta come opera di un pittore italiano, bisogna riportarla alla seconda
metà del secolo xv o più precisamente fra il 1475-1500. La descrizione del trittico, che
nell’inventario porta il numero 1934, non è completa. Esso misura m. 0.94 di altezza,
m. 0.66 di larghezza per la parte mediana, e m. 0.33 per gli sportelli. Questi sono dipinti
sui due lati e hanno anche nel lato interno dipinte due figure di santi; gli sportelli chiu-
dendosi, nascondono l’immagine del Redentore. E un trittico portatile ad uso di preghiera,
quasi come una vera icone del Salvatore.

La parte mediana mostra il Cristo che s’erge a mezzo busto dietro un parapetto, sul
quale è dipinta una fascia azzurra che porta in lettere d’oro l’iscrizione:

SPECIOSVS FORMA PRE FILIIS HOMINVM

Esso ci offre dunque un’attuazione dell’ideale della rinascenza, che immagina Gesù Cristo
come' il più bello degli uomini, contrariamente all’ideale ascetico del periodo gotico. Il volto
è dipinto completamente di fronte e perfettamente regolare. Una veste purpurea, orlata
d’oro alla scollatura, e un gran nimbo con croce rossa, fanno risaltare il busto sul fondo
dorato. I tratti, quantunque non spirino maestà, son seri e dignitosi, un po’ indolenti, quasi
inerti d’un’intima calma, per avvicinarsi alla serenità dell’Eterno. Così la testa mostra la
più grande somiglianza coi tipi di santi eseguiti in Roma da scultori contemporanei, come
Paolo Romano e soprattutto Andrea Bregno, di cui specialmente vorrei ricordare l’altare
marmoreo per Rodrigo Borgia in S. M. del Popolo, onde desumerne che il pittore del trit-
tico dev’essere anch’egli un Romano, o di nascita, o di derivazione artistica, e deve ap-
partenere all’ideale ed alla costante tradizione della città eterna.

L’unione del busto, coperto a metà dal parapetto, con le figure intere dipinte sugli spor-
telli, la proporzione di esse rispetto alla mezza figura del Cristo, che ci riporta ad un’antica
tradizione medioevale, ci annunzia già ben chiaramente l’autore: è la ben conosciuta ma-
niera di Antoniazzo degli Aquilj, pittore romano contemporaneo di Melozzo da Forlì e di

Lo sviluppo dell’arte spagnola resta un po’ più indietro di quello dell’arte italiana.
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