L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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GIUSEPPE ZIPPEL

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dere i suoi pasti nella calda stagione.1 Simone da Firenze, l’orafo insigne, era incaricato dal
Piccolomini di costruire una fontana di rame, sopra la quale si stendeva un padiglione (ten-
toriuni) in muratura.2 Paolo II, dopo aver creato il meraviglioso giardino di San Marco,
volle maggiormente abbellito anche quello di San Pietro : la fonte, o « piscina » centrale
ebbe ornamenti di pilastri marmorei,3 il padiglione fu rinnovato e coperto di tegole plumbee,4
come erasi fatto per il tetto della basilica di San Marco. Dovette essere, codesta pergola,
un edificio di proporzioni grandiose, a giudicare, oltre che dalla quantità dei materiali ado-
perati nella fabbrica, dalla riproduzione che ne fece Benozzo Gozzoli (vissuto in Roma
durante il pontificato di Pio II) nel celebre affresco della chiesa di Sant’Agostino a Sange-
mignano (1465), e dopo di lui i numerosi autori di disegni e piante prospettiche di Roma nella
seconda metà del secolo Decimoquinto. Una nota del Depositario papale, che nel maggio 1469
pagava 68 bolognini « prò valore unius sere (sic) cum quatuor clavibus, prò capella jardini
« secreti palacii apostolici », farebbe supporre che il giardino papale di San Pietro fosse altresì
dotato dal Barbo di un tempietto. Ma già nel maggio del '63, ci apprendono i conti camerali,
maestro Simone aveva riscosso la mercede della sua opera « prò manifactura capellaefontanile
existentis in orto smi d. n. papae»: donde il dubbio, che la «cappella della fontana» altro
non fosse che il padiglione o — come altri documenti lo chiamano — la « pergola di Nostro
Signore ».

La piazza di San Pietro. — Il geniale e complesso disegno, ideato da Niccolò Quinto
per la trasformazione della basilica e del palazzo di San Pietro, e dell’ intero Borgo Vati-
cano comprendeva, come è noto, una vasta piazza stendentesi dinanzi al tempio e alla
dimora papale, nel cui mezzo dovevasi trasportare il colossale obelisco del Circo di Caligola,
che sorgeva svelto e imponente, libero dalle macerie che ne ingombrarono la base nel secolo
seguente, al suo antico luogo presso il fianco orientale della chiesa. Con senso di magnificenza
ancor maggiore di quella, che presiedette al trasporto e all’adornamento dell’obelisco ne’ tempi
moderni, il papa Parentucelli avea progettato che alla sommità del monumento campeg-
giasse, invece della paliti che la tradizione popolare diceva contenere le ceneri di Giulio Ce-
sare, la statua del Redentore ; e il monolite fosse sorretto dalle figure bronzee dei quattro
Evangelisti, invece dei piccoli leoni sui quali esso poggiava in antico, e che furono imitati mo-
dernamente da Prospero Bresciano.5 Pio II, il quale volle suntuosamente rinnovata la scalea

1 Snpplementum ad Commentarla Aen. Sylvii, ed.
Cugnoni (in Atti dei Lincei, ser. ili, voi. Vili, Cl.
di scienze morali), pag. 544.

2 Muentz, I, 314: Due. 25 « a maestro Simone da
« Firenze per comperare rame, per fare una caldaya,
«cioè una forate per la Santità sua» (6 nov. T459.).
Archivio Vaticano, Intr. et Exitus, 447, c. 21 ib\
« magistro Martino lombardo et sociis (muratoribus),
«il. 17 boi. 23, prò certis operibus per eos datis in pa-
villono vinee palatii apci » (iogiugno 1461), cfr. Muentz
I, 275, 277.

5 Muentz, II, 39 : « magistro Francisco Mey de
« Fesulo, fl. 6 prò incollatura octo pillastrium per eum
« incollatorum in fonte jardini secreti palatii apci » (3 lu-
glio 1470); cfr. ibid. pag. 38. Nell’affresco del Gozzoli
(fig. 7) la piscina è visibile a destra del padiglione.

4 Arch. di Stato Rom. Spese pel palazzo di S. Marco
1467-71> c- 185 b (spese di legnami e ferramenti « prò
faciendo tentorium in jardino palatii S. Petri » giu-

gno 1469) e c. 166a (spesa di fl. 213 per 10,646 lib-

bre di piombo per coprire « tentorium jardini palatii
ape» s. Petri » ottobre 1469). Arch. cit., Lìber muni-
tionum, 1469, c. 95 b («piombi e pezi per coprire el
padiglione della fontana de l’orto secreto»). Vedi
anche Muentz, II, pagg. 39 e 49 (maggio 1470 e
novembre 1471).

5 Manetti, Vita, 934 e : « Nam prò quatuor pu-
« sillis aeneisque leonibus, quibus colossus ipse nunc
« prò basibus ac sustentaculis paulo superficie soli al-
« tioribus utitur, quatuor magnas totidem Evangelisto-
« rum- statuas etc. ponebat ; in summitate vero ipsius
« colossi alteram Jesu Christi Salvatoris nostri statuam
« dextera eius manu auream crucem baiulantis, ex aere
« confectam, accomodabat ». Quando, a tempo di Si-
sto V, fu sgombrata la base dell’obelisco che si do-
veva trasportare, invece dei leoni si trovarono gli
astragali o « gnoccoli » di metallo, sorregenti il mo-
nolite, quali sono esattamente descritti dallo stesso
architetto Fontana (Della trasportatione dell’ obelisco
Vaticano, Roma, 1590, pagg. 15, 32). Ciò fece ere-
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