L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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GIULIO LORENZETTI

cera espressione questa dell’arte sua la quale passò di poi per trovare ben più larga ed alta
interpretazione nel figlio Jacopo. Nè fu il nostro pittore in tutta la sua vita di artista un
rigido e schematico imitatore delle forme montagnesche, chè anzi, col proceder degli anni,
egli tenta di liberarsi da le formule, da i canoni di un’arte ormai invecchiata. Così infatti
dopo la Vergine in trono Jra San Pietro e San Paolo del 1519 nel Museo di Bassano e la
pala di Santa Giustina fra i santi Michele e Giorgio datata col 1520 nella Parrocchiale di
Solagna in cui, oltre che al Montagna e più specialmente a la sua Santa Maddalena in
Santa Corona a Vicenza, mostra sia pur lontanamente di aver guardato il Santo Liberale
giorgionesco di Castelfranco, come giustamente il Gerola fece osservare, il vecchio Francesco
ci si presenta a soli pochi anni di distanza sotto una forma più progredita, alle prese con
problemi e difficoltà nuove : ne la Discesa dello Spirito Santo de la Parrocchiale di Olierò
datata con il 1523 Francesco da Ponte s’ingegna di adattare, di disporre attorno al trono
su cui siede la Vergine le figure degli Apostoli. Egli è però sempre il vecchio pittore
quattrocentista che pur nel tentativo nuovo non sa staccarsi del tutto dall’antico schema
delle solite pale d’altare, chè ancora nel mezzo si innalza il trono della Vergine e ai due
lati, aggruppati a piramide stanno gli apostoli ritti in piedi i più lontani, inginocchiati i più
vicini, esprimendo devozione e stupore.

Dove però Francesco il vecchio mostra ancor meglio un progressivo sviluppo è nella
Pala della Parrocchiale di Asiago, la quale nonostante il suo grande deperimento, lascia
ancora vedere qualità tali di tecnica e di stile da rappresentare il massimo sforzo a cui sia
giunta l’abilità pittorica di Francesco da Ponte. Il paesaggio, sentito come in altre opere
con notevole verità e freschezza, qui si fa più ampio, più luminoso, il panneggio più facile,
una maggior grazia è diffusa dapertutto, dolcezza maggiore hanno le espressioni dei Santi
dei quali, uno, il San Matteo, ci richiama tipi che abbiamo veduto nella pala di Olierò e l’altro,
il San Giovanni, ci fa pensare al Santo omonimo inginocchiato insieme ai suoi compagni
intorno al corpo esanime di Cristo ne la Deposizione del Museo civico di Bassano 1 (fig. 1).
Questo tipo di giovane da l’espressione di serena tranquillità nella pala di Asiago, di pro-
fondo, nobile affanno nel Deposto di Croce di Bassano, manifesta ispirazione in quest’ultimo
a la figura di San Giovanni della Pietà di Monte Berico, fu molto probabilmente la ragione
perchè nella Deposizione si scorgesse da alcuno il primo giovanile tentativo del figlio Jacopo.

Ed invero se noi guardiamo alla figura di San Giovanni ed a quella della giovane
Maddalena che gli sta accanto inginocchiata, pur noi inclineremmo a supporre che il giovane
Jacopo abbia posto mano a quest’opera, così diversi in queste due figure per luminosità
di colore, per effetti di luce (si osservi fra l’altro la fattura della manica nella veste della
Maddalena) ci appaiono il modellato e il panneggio nelle opere certe di Francesco il vec-
chio. Ragionevolmente fondata ci sembra pertanto l’ipotesi dello Zottmann 2 che considerò
questo dipinto come opera di collaborazione ; che se però neppur noi siamo lontani dal
credere che il giovane Jacopo possa aver aiutato il padre in quest’opera, crediamo d’altra
parte che senza gravi incertezze si possa fare per questo dipinto il nome di Francesco il
vecchio,3 tanto evidenti si presentano le affinità di fattura, di stile con le altre dello stesso
pittore e sopra tutto con la Pietà della Parrocchiale di Olierò, recentemente con giustezza
di criteri assegnata a Francesco da Ponte.

E non solo considerazioni e raffronti singoli di particolarità stilistiche, ma la concezione

1 Per le notizie riguardanti i quadri dei pittori da
Ponte raccolti nel Museo di Passano rimando al Ca-
talogo della Sezione bassanese pubblicato da G. Ge-
rola in Bollettino del Museo civico di Bassano,
anno III, n. 3, pag. 105 e segg.

2 Lo Zottmann (op. cit., pag. 12) tende inoltre a

credere quest’opera lavoro di collaborazione della bot-
tega di Francesco : messa però a confronto la « De-

posizione » di Bassano con l’altra della Parrocchiale
di Olierò, che si può con molta probabilità assegnare
al vecchio pittor di Bassano, noi incliniamo a rite-
nere di Francesco anche il quadro del Museo bassa-
nese.

J Anche il Gerola e il Borenius (op. cit.) hanno
creduto di poter assegnare al padre e non al figlio
Jacopo la «Deposizione» del Museo di Bassano.
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