L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

Page: 290
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1911/0322
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
LUCA SIGNORELLI, IL PERUGINO
E PIER D’ANTONIO DEI A LORETO

A Sagrestia, detta « della Cura », nella chiesa della Santa Casa di Loreto, adorna per
volontà del cardinale Girolamo della Rovere, nipote di Sisto IV, e per opera di I.uca
Signorelli, è tra i maggiori monumenti pittorici del Quattrocento. Tutta la decorazione è
assegnata a Luca, e soltanto il Vischer1 e lo Steinmann2 attribuirono a Don Piero d’An-
tonio Dei, chiamato erroneamente Don Bartolomeo della Gatta, gli Angioli negli spicchi
della volta della Sagrestia loretana. Maud Cruttwell,3 come Pietro Toesca,4 non ammisero
la collaborazione, e quest’ultimo vide « certa lieve diversità di maniere, anziché dalla colla-
borazione di due artisti diversi, derivare dallo stile stesso di Luca Signorelli che si andava
formando, e serbava vivo il ricordo degl’insegnamenti di Piero della Francesca, mentre già
preludiava alle grandi opere future ».

Veramente, oltre gl’ insegnamenti di Pier della Francesca, si notan quelli di Antonio
Poliamolo, che aveva influito tanto su Pier d’Antonio Dei, come sul Signorelli ; e non ci
sembra che lì, nella sagrestia di Loreto, questi, non più esordiente, bensì maturo d’anni e
d’arte, potesse presentarsi a noi negli ondeggiamenti, nelle indeterminatezze della forma
primitiva.

Lo studio delle pitture ci dirà se così lieve sia la diversità di maniera da non lasciarci
pensare a collaboratori del Signorelli. Si può ammettere, sin da principio, che questi fu
l’ordinatore di tutto il lavoro, perchè il suo spirito è in ogni parte del monumento, sin dalle
vele della volta (fig. i) dove splendono gli Angioli assorti nella melodia o col pensiero ripie-
gato verso l’interna luce dell’anima. Sotto ai raggianti esseri pensosi, raccolti, estasiatale
nubi s’aprono in tondo, formano grandi aloni entro cui stanno gli Evangelisti e i Dottori
della Chiesa, giganteschi, eroici. Più in basso, come sul limitare di ampie stanze quadrate,
aperte, stanno gli Apostoli discutendo de’ misteri religiosi, e, sulla porta della sagrestia,
San Paolo caduto guarda all’ Eterno ne’ cieli, abbacinato dalla luce divina, come i guerrieri
che lo attorniano.

Sugli spicchi della volta gli angioli (fìg. 2-5) danzano, suonano cetre, salteri, viole, cem-
bali e son coperti di veli lucenti, schiarati da nimbi, da fiammelle, dal sole che fulge dietro
i loro corpi e s’irradia attorno nel cielo della sagrestia lauretana. La forma triangolare degli
spicchi mosse il Signorelli a riempire più in basso lo spazio con un grande viluppo di veli
annodati ai cinti delle celesti fanciulle, attorcigliati, serpeggianti come criniere : le esili eteree
figure, portate come dal vento, trascorrono sopra archetti di nubi, cantando il salmo davidico.

1 R. Vischer, Luca Signorelli, Lipsia, 1879.

2 E. Steimann, Die sixtinische Kapelle, Monaco,

1901.

3 Maud Cruttwei.l, Luca Signorelli, London, 1899.

4 Pietro Toesca, in L’Arte, 1903, pag. 232 e seg.
loading ...