L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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MARIA PEROTTI

della Venere classica, Federico invece rappresenta i progenitori come vecchi, seguendo un
concetto veristico, e della madre dell’umanità, fiore di bellezza e di grazia nelle pitture del
Cinquecento, fa una contadina attempata e forte, coi lineamenti induriti ed energici, i ten-
dini del collo e gli zigomi sporgenti.1

Sarebbe importante la ricerca degli elementi derivati dall’arte straniera nella maniera
di Federico Zuccari. Mentre il grande spirito che aveva animato il Rinascimento italiano
andava smarrendosi nelle declamazioni e nello sterile formalismo dei Manieristi, durava
ancor vivo, e, si può dire, andava aumentando fuori' d’Italia il prestigio dell’arte nostra, e
dalla Fiandra e dall’Olanda accorrevano a Roma e a Firenze artisti avidi d’imparare: Paolo
Lril fondeva il suo sentimento fiammingo della natura con le regole che informano i pae-
saggi italiani, e cosi trasformata, adattata in parte a criteri architettonici, la sua maniera
influiva a sua volta sui nostri paesisti; in Firenze, Hans Van der Straet si faceva italiano
sulle orme di Michelangelo e del Vasari, e in Anversa sorgeva la scuola dei Romanisti,
che andava perdendo il colore locale dell’arte nell’imitazione di uno stile troppo in urto
col sentimento nazionale del popolo olandese. Ma anche gli Italiani, come sempre avviene
quando due popoli si trovano in contatto immediato, non sfuggono all’influsso straniero, e
potrà esser fonte d’interessanti notizie lo studio dei rapporti che l’arte di Federico Zuccari,
per mezzo dei viaggi all’estero, presenta con l’arte tedesca, del Diirer e dell’Holbein, e con
l’arte dei Romanisti d’Anversa.

La maniera di Federico risulta complessa per questo multiforme e capriccioso eclet-
tismo ; elementi disparati s’incontrano nelle sue opere, contribuendo a quella mancanza di
armonia che è uno dei loro più gravi difetti ; e in questo eclettismo non retto da leg’gi si
sente l’incertezza di un’arte che ricerca una via sicura fra l’antico e il nuovo, l’aspirazione
a una nuova idealità, di cui in confuso si sentiva la mancanza in quel periodo d’arte riflessa,
d’arte ispirata più alla scienza che retta da un sentimento creatore. Così avviene degli altri
Manieristi: al colorito e al paesaggio veneto, a elementi tolti dal Romanino e dal Tiziano,
il Muziano collega il disegno michelangiolesco e ricordi di Raffaello e di Leonardo; e si
può dire a proposito di tutti questi autori, a qualsiasi scuola appartengano : romana, fio-
rentina o bolognese, distinti finora quasi sempre col nome generico e inesatto di Michelan-
giolisti o Rafifaellisti, che lo studio accurato anche di poche opere porti al riconoscimento
di una maniera complessa, in cui i vari elementi, trasformandosi secondo schemi conven-
zionali, raramente riescono a fondersi in un’espressione individuale dell’artista. Federico
Zuccari è fra quelli che meglio conservano un’impronta personale, nel forte e audace acca-
demismo.

(Continua) MARIA PEROTTI.

1 Con altri artisti della scuola fiorentina la maniera dello Zuccari presenta caratteri di affinità, ad esempio,
col Pontormo.
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