L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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UNA PITTURA IGNORATA

DI GUGLIELMO DE MARCILLAT

IN un libretto di appunti di Guglielmo de Marcillat, che si conserva nell’Archivio di Stato
di Firenze e del quale ebbe ad occuparsi di recente G. Mancini, si legge che il 24 ot-
tobre 1524, le monache del monastero aretino di Santa Margherita,1 allogarono al pittore
per 30 ducati d’oro larghi, una tavola e predella, ambedue, come gli ornamenti, messe d’oro
brunito. Nella tavola doveva essere rappresentata l’Annunciazione e la colomba, con gli
adornamenti necessari al mistero, insieme alle figure di San Tommaso apostolo, di Santo
Stefano, San Francesco e Santa Chiara ; nel gradino la visita della Vergine a Santa Elisa-
betta, la nascita di Gesù e i santi Michelangelo, Maddalena, Girolamo, Bonaventura e Lo-
dovico. 2 * *

Pensò il Mancini che il lavoro fosse perduto perchè con la doppia soppressione degli
Ordini religiosi, le cose d’arte ad essi appartenenti, cambiarono il loro posto originario (così
anche, ad esempio, di una tavola dello stesso monastero allogata a Luca Signorelli, ora
nella Pinacoteca di Arezzo) o si smarrirono ; ma mediante la dettagliata descrizione che ne
dà il Marcillat e mediante raffronti stilistici con l’opera pittorica di lui, i quali non ne met-
tono in dubbio la paternità, credo di averlo rintracciato e identificato con l’Annunciazione
che si vede nella sacrestia del convento francescano di Sargiano presso Arezzo.5

Non è strano e inspiegabile, come dapprima potrebbe sembrare, che la pittura sia capi-

1 II Monastero trasformato e quasi del tutto rifatto
è presentemente occupato dalla Scuola Normale fem-
minile.

2 Mancini Girolamo, Guglielmo de Marcillat in-

superato pittore sul vetro. Firenze, Carnesecchi, 1909,

pagg. 52 e 85.

5 A Sargiano, colle ridentissimo a quattro chilometri
da Arezzo sulla via romana, dice la tradizione che
nel xv secolo, predicando S. Bernardino in Arezzo,
egli avrebbe fondato (oltre la chiesa di Santa Maria
delle Grazie) l’attuale convento francescano, e Parri
Spinelli, secondo il Vasari, avrebbe dato il disegno
della chiesa. L’antica fu deturpata per essersi fabbri-
cata nel secolo xvm quella che ora si vede, ma della
primitiva resta tuttora qualche parte dei muri di pe-
rimetro sormontati da archetti di coronamento a sesto
acuto, fatti di cotto e sorretti da mensolette di pietra.
Sempre secondo il Vasari, Piero della Francesca vi
dipinse un Cristo nell’orto ; Niccolò Soggi una tavola

con l’Assunzione (è quella forse ricordata in una Cro-
naca del Convento, carte 15 r. e t, all’anno 1752,
come esistente fino al 1744 nell’ospizio francescano
di Poggio del Sole dipendenti da Sargiano) e Dome-
nico Pecori una Vergine e santi, tutti scomparsi come
scomparvero una Madonna col bambino in mezzo a
Sant’Antonio Abate e a San Francesco, commessa al
Marcillat l’8 maggio 1523 da Salvatore di Beo da San
Marco ed eseguita con l’opera di Michelangelo Urbani
garzone del pittore, nel portico della chiesa (Man-
cini, op. cit., pag. 83).

Da Sargiano provengono il San Francesco di Mar-
garitone nella Pinacoteca e la bella Robbia rilegata
nella cappella del Camposanto di Arezzo. Ora vi ri-
mangono, oltre quelle che considero, opere d’arte no-
tevoli : una terracotta dei primi del '400 che, quan-
tunque restaurata, offre interesse per lo studio della
scultura in Arezzo, e, nel refettorio, un affresco di
Giovanni da San Giovanni.
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