L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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ACHILLE BERLINI CALOSSO

completo vasellame faentino che nel 1627 il cardinale Salviati donò alla farmacia dell’ospe-
dale romano di san Giacomo in Augusta. Le sale della piccola mostra accolgono insieme
con importanti e suggestivi documenti storici, e con utensili curiosi, anche qualche bel pro-
dotto di varie arti industriali, soprattutto vasi in maiolica di fabbriche dell’Italia centrale, e
mortai di cui parecchi in bronzo, e taluni d’arte finissima. Uno qui se ne riproduce (fig. 11),
di proprietà degli Ospedali riuniti di Roma, con le due anse a testa di cinghiale, bell’esempio
di ornamentazione del secolo XVI. Va ancora ricordato il codice membranaceo in scrittura
gotica del secolo xiti (Biblioteca Lancisiana, LXXV, 1) contenente i Libri in re medica di
Avicenna, con numerose iniziali e con talune miniature maggiori raffiguranti il grande me-
dico arabo nell’esercizio della sua arte.

Altre piccole sezioni speciali poco aggiungono alle cognizioni degli studiosi ed anche
del pubblico più colto, ma hanno valore prese nel loro insieme, perchè dimostrano all’evi-
denza di quante diverse indagini possa e debba giovarsi lo storico dell’arte, e servono a far
vedere quali oggetti anche umilissimi sono da raccogliere e conservare nell’interesse degli
studi. Forse l’utile mag'giore di siffatte mostre d’arte retrospettiva si è quello d’infondere
nel pubblico la coscienza del dovere di rispettare quanti avanzi del passato possano per
caso trovarsi. Un vecchio utensile domestico, un’arma, una stampa, un sigillo, un libro an-
tico hanno assai spesso un valore grande, talora decisivo, per risolvere complessi problemi
storici : quando tutti, per veder di frequente raccolti e messi in valore questi umili oggetti,
avranno una nozione del loro pregio, almeno morale, non accadrà più che per incuria o per
ignoranza questi piccoli documenti vadano dispersi, e sarà facile, raccoglierli quando qualche
collezione pubblica voglia proporsi lo scopo di conservarli e ordinarli per il vantaggio
degli studiosi.

La raccolta di ferri da cialde è inferiore a quella che figurava a Perugia nel 1907, e
la raccolta di chiavi non aggiunge molto all’altra della collezione di ferri legata dal conte Pace
al Museo artisticd-industriale di Roma, ma — lo ripeto — sono piccole mostre che, mentre
per la curiosità degli oggetti adunati riposano il visitatore affaticato dalla contemplazione
dei cimeli più rari, hanno un alto valore dimostrativo. Lo stesso dicasi per la raccolta di
mattonelle maiolicate, che comprende pezzi del secolo XVI provenienti dalla Rocca Paolina
di Perugia e dal Casale della Magliana, e il meraviglioso pavimento della chiesa di San Fran-
cesco in Deruta (a. 1524), un’opera così importante per la sua bellezza e per le varie cor-
renti artistiche di cui manifesta l’influsso, che non è possibile ne astragga lo studioso
dell’arte umbra. Come deve naturalmente accadere in un’esposizione che raccoglie tanti
oggetti svariati, che poi si fondono in un unico insieme, non è possibile una divisione
netta fra sezione e sezione : la raccolta delle mattonelle, insieme con quella dei vasi da far-
macia e l’altra delle maioliche di Montelupo, concorre a integrare la mostra delle ceramiche
dell’Italia centrale, ordinata nella sala dell’Apollo. Per quanto sia ristretto il numero degli
oggetti che si sono potuti raccogliere dato il poco spazio, pure il valore grande di alcuni,
l’ottimo ordinamento, e la rappresentanza di tutte le principali fabbriche, ne rendono utile
lo studio. Vanno notate le maioliche di Orvieto, sconosciute quasi completamente fino
al 1905, quando cominciarono ad essere restituite alla luce in gran numero dai pozzi di
scarico costruiti per esigenze igieniche alla fine del secolo xiti, 1 e deve segnalarsi — perchè
finora completamente ignorato — un bellissimo piatto a riverbero — purtroppo frammen-
tario — di mastro Giorgio da Gubbio, collo stemma del cardinale Del Monte e la data 1526,
esposto dalla famiglia Muzi di Orvieto.

La piccola scultura napoletana in legno del secolo XVIII, quella piccola arte da presepi
che ha prodotto veri capolavori, è rappresentata in Castel Sant’Angelo dalla collezione del
principe Fabrizio Massimo : non sia vana la speranza che la cognizione di questi nobilis-
simi prodotti e la nuova luce che si è venuta a proiettare sui nomi dei Vaccaro, di Giuseppe

A. Imbert, Ceramiche orvietane dei secoli xiii e xiv. Roma, 1909.
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