L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LA VOLTA DELLA SISTINA

Contemporaneamente alle scene bibliche, e con lo stesso progressivo effetto di movi-
mento dal fondo della cappella all'altare, Michelangelo dipinse Profeti e Sibille, sulle
marmoree cattedre con stipiti a doppia gradinata. Irrigidito da un improvviso scatto,
Zaccaria sfoglia con mano frettolosa le pagine del volume: l'aretinesco ironico profilo
rimane nell'ombra; il pendio sdrucciolevole del nudo cranio segna il vertice del guiz-
zante gruppo; l'orecchio aguzzo, la palpebra appuntata, le rughe mobilissime dànno
una vita impressionante al secco viso meditabondo. Con un sùbito scarto di fianco,
Gioele appunta di lontano lo sguardo sulle magiche parole del rotulo, scorrente fra
le mani ansiose; uguale movimento di lato, di grande effetto scultorio, ripetono i putti
a monocromato sugli stipiti della cattedra, non più a coppie annodate come intorno a
Zaccaria, ma rigirati a una faticosa spinta laterale, con suggestiva istantanea simmetria.
Più complesso dei precedenti, più costruito nel rilievo della massa, il gruppo della Si-
billa Delfica coi due genietti leggenti ci richiama, anche per l'atteggiamento eminen-
temente plastico del braccio destro e per il simultaneo movimento delle forme, la Sacra
Famiglia degli Uffizi. Le braccia della Sibilla, aperte a compasso, seguono la lenta ro-
busta torsione del corpo e della bellissima testa ansiosa e dànno la chiave del movimento
a tutto il blocco marmoreo. Con la maggior complicazione del gruppo, si mette all'uni-
sono la spinta opposta e rapida delle braccia dei putti cariatide piegate a sorreggere
la grave cornice. Gioco di masse emergenti in diagonale dal fondo il gruppo della Sibilla
Eritrea, chiuso da un putto che indietreggiando soffia a gonfie gote sulla fiamma di una
fiaccola per accender la lampada e dar luce alla veggente: motivo che forse vide il
Correggio e gli suggerì la fantastica sfilata di geni tra nubi d'incenso e fuochi di lampade
sul cornicione della cupola del duomo di Parma. Di fronte a questa Sibilla, impenetra-
bile e meditabonda, imagine di Giustizia che interroghi il libro della legge, Isaia porge
ascolto alle profezie che due genietti gli gridano con occhi di fiamma: una sola faticosa
spirale raccoglie le tre figure percosse dalla minaccia del destino. Vecchia Parca, la
Sibilla Cumana interroga il libro profetico, mentre dall'altro lato Ezechiele ansioso si
scaglia nello spazio in ascolto della voce del destino. Impeto della persona sospinta, impeto
di raffiche che investono il manto guizzante, istantaneità di movimento, in accordo col
crescendo dell'emozione, dalla gravità di Zaccaria allo stupore della Sibilla Delfica, al-
l'affanno di Ezechiele che s'avventa dal seggio sbarrando occhi paurosi e interrogando
con l'aperta mano. Accanto, in misterioso silenzio, il profilo d'ombra della Sibilla Per-
sica ricerca avido sull'aperto libro girato in luce la trama del destino. Non fanciulli dai
capelli al vento e gli occhi ombrati di pauroso affanno circondano l'enigmatica vegliarda,
il cui profilo è tracciato d'ombra tra il bianco marmoreo del copricapo e del volume, ma
strane figure informi poggiate alle sue ginocchia, intente con sguardo di sfinge. A Da-
niele, tra le più potenti figure della serie per effetto scultorio di massa che si stacchi con
violenta inclinazione dal fondo, segue la Sibilla Libica, ammirevole costruzione basata
sul movimento tortile della svelta persona e risolta nell'ampia divergenza d'ali del volume
che le mani spiegano sulla mensola del fondo. Varietà di direzioni nel movimento
che trova esaltazione dal rapido oscillante gioco delle luci, riflessi freddi e mobili di
acque su pareti di madreperla. Le due coppie di putti con braccia annodate riprendono
il nervoso veloce tratto a zig-zag che riassume la posa della Sibilla, emergente con im-
petuosa spinta dal fondo. Dall'altro lato Geremia in pianto sul destino dell'umanità:
pianto di forte che serra le labbra con la rugosa mano per reprimere il grido del dolore;
pianto espresso con violenza dagli occhi oscurati e cavi, dalla grondante testa leonina,
dalla barba maestosa, dalla mano pendente, dalle massicce spalle che il peso dell'affanno
curva verso terra. Con quel represso violento dolore di gigante vinto, Michelangelo ac-
compagna la prima scena della creazione, la vorticosa figura dell'Eterno tra le onde della
luce e le nubi dell'ombra. Il mondo sta per sorgere, e Geremia, eroica cariatide, sente
sulle sue spalle dolorosamente oppresse il peso del fato che attende gli uomini. Finché,
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