L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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APPUNTI PER LÀ STORIA DELLA PITTURA IN PUGLIA

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mostra il sacerdote in veste di monaco come in Santa Maria Donna Regina lo Sposalìzio di
Santa Elisabetta. 1

L'esame stilistico delle pitture ci dirà qualcosa di più. Vuole la tradizione che Maria di
Enghien avesse chiamato un Caterino veneziano a decorar la chiesa; ma questi, inferiore al-
l'opera, sarebbe stato sostituito da Francesco d'Arezzo. Agi'inizi del Quattrocento, a Venezia
si dipingeva poco meglio che in Terra d'Otranto, sotto l'influsso del bizantinismo: la tradi-
zione quindi va accolta nel senso che i pittori bizantineggianti dei quali è traccia nella vicina
chiesuola di Santo Stefano a Soleto e nelle stesse navi minori di Santa Caterina, non soddi-
sfacessero i gusti della committente raffinatasi alla corte napoletana. Comunque Francesco di
Arezzo ci è noto, già l'avvertii,- per una pittura votiva con Sant'Antonio e un piccolo guerriero
inginocchiato (fig. 1), nel quale gli scrittori vogliono a torto vedere Raimondello già morto

Fig. 3 — La morte, il terremoto e i venti
(Ap. VI, 7-8 2 12-16; VII, 1). — Galatina, S. Caterina.

da un pezzo, quando l'artefice firmò e datò l'affresco così: FRAN | CISCVS j DE ARE j CIO
FEC1T | AD M | CCCC | XXXV. A parte l'ampiezza della decorazione che un uomo non
avrebbe potuto condurre da solo, a parte le evidenti ineguaglianze di mano, l'autore del ciclo
non avrebbe lasciato il proprio nome sotto la modesta, secondaria immagine di quel Santo
assonnato e piatto, con le carni rosa torbido e sorde, di molto inferiore, nel disegno e nel
colorito, ad alcune figure della nave di mezzo. Credo quindi che a diversi artefici2 si deb-
bano gli affreschi che c' interessano e che del loro gruppo abbia fatto parte anche Francesco
d'Arezzo.

Questi, a giudicar dal suo Santo, fu più modesto di alcuni suoi compagni e il suo nome
è giunto fino a noi perchè ci fu tramandato dall' iscrizione che riportai. Far distinzioni minute
in un'opera decorativa non è possibile; si notano però, come dicevo, alcune differenze di mano
ed anche — lievi — di stile. L'artefice migliore, attese alle volte della prima campata, dipin-
gendo figurette esili ed allungate, raccolte nelle vesti a pieghe minute e sottili (fig. 2). Egli
ritorna nelle storie apocalittiche con intonazione giallognola nei volti a lumeggiature biaccose,

1 E. Bertaux, Santa Maria Donna Regina e l'arte
senese a Napoli, 1899, tav. VI.

Pei confronti si vedano i freschi di Galatina ripro-
dotti dal Gigli, op. cit. e quelli dell'Incoronata pub-
blicati dal Venturi, op. cit., V, p. 639 e segg. e dal

Rolfs, op. cit., tavv. 17-21.

2 A. Venturi, op. cit., VII, I, p. 152, crede pure
di mani diverse, senza addentrarsi in particolare esa-
me, i nostri dipinti.
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