L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ADOLFO VENTURI

XXXXVII.

Minuta di lettera ducale al Paninoci, io set-
tembre. (In carteggio da Roma, B.il 17).

(Periodo cancellato).

«Se vorremo scrivere a Raphael d'Urbino se-
condo che ci ricordate vi manderemo la lettera,
ben ci piace che abbiamo judicato il vero che non
saresti admesso in casa; ma non ci piace già la
causa la qual pensamo che sia perchè esso non
deve haver lavorato per noi ».

(Parole sostituite).

« Non ci pare di scrivere a Raphael da Urbino
secondo il vostro licordo, ma volemo che voi
lo troviate e gli dicate hav[er] lettere da noi per
le quali vi scrivemo che sono hoggimai tre anni
che esso^ci da parole; et che questi non sono
termini da usare con pari nostri; et che se esso
non satisfa a quanto ci ha promiso, noi faremo
si chel cognosccrà chel non habbia fatto bene ad
ingannarci. E poi come da voi gli potrete dire che
egli advertisca di non. provocare Iodio nostro ove
gli portamo amore; che così come observandoci la
fede può sperar di valersi di noi, così per il con-
trario non ce la servando, può expettarc un giorno
di <iuellc cose che gli rincrescano; et tutto questo
ragionamento sia tra voi et lui solo ».

XXXXVIII.

Lettera del Paulucci al Duca di Ferrara, 12 set-
tembre 1519. (In carteggio da Roma, Busta 17).

« IU.mo et Ex.mo s.r mio Col.tno, etc.

« Tornando in questa sera a casa, et trovata
la porta de Raphael Urbino aperta, ve entrai
tenendo per fermo poter veder quanto desiderava,
et facto adimandarc M. Raphael me fece responderc
non poter venir a basso, et smontato per andar
de sopra vene un altro servitore, che me disse
era in camera con M. Baldesera da Castione chel
lo retragieva, et clic non se li potea parlare; mo-
strai de crederlo et vi dissi che tornaria un altra
volta. Una cosa e che mi fa gran careze et rionore
fuora de casa; in casa non vi ho adito; e la causa
è che l'opera sta sicomo ho scritto; è bisogno torlo
con la mano dextra, et cossi seguitarlo, sino che
da lui vera la voglia di servire. »

XXXXIX.

Da lettera del Paolucci al Duca, 17 settembre 1
1519 (In carteggio da Roma).

1 Non dicembre, come stampa il Campori. Onesta let-
tera è guasta al margine destro.

«...il capitulo sopra Raphael da Urbino non ho
ancor exequito, pigliaro commodo exequirlo, et
lo faro; et prima tentaro ancor se lo potrò v[in|-
cere con lhumanita consueta, perche invero li
nomini de questa excellentia se|ntono| tutti del
melencolico. Et tanto più questo ni sente, per
essersi posto [in] questa architectura et fa il
Bramante, et vorebe tore lart[e] de mano a
J ubano Sena, et in questa mane lo trovai che ha
dispfostoj sopra dui pilastri voer scarpa, che fa
fare il Papa per fortificare [questo] primo volto
a la via che se viene al palazo usito de la porta
de la G[uardia] de Svizari che demostrava ruina,
et adimandatolo, mi prego ... have parlato con
quelli maestri, che expectasse ad un altra volta
et [che] andasse quando volesse. Faro opera ria-
verlo un altra volta et gli far|oJ intendere quanto
mi accadete laltro giorno a casa sua, et seguen-
domi pur co[n le] sue bone parole, et senza ef-
fecto, li diro quanto mi scrive la Excellentia
Vostra: et del tuto poi ce ne darò adviso... ».

« Ex Urbe Die XVIJ septembris M. D. XVIIII ».

L.

Minuta di lettera ducale al Paulucci, 21 set-
tembre (1519). (Li carteggio da Roma).

« Sollicitate Rapitaci de Urbino per el modo
che per altre nostre vhavemo scritto ».

LI.

Lettera ducale al Paulucci, 20 gennaio 1520.
(In carteggio da Roma).

« Appresso ritrovate Raphael da Urbino e do-
mandategli quello che è fatto de lopcra chel
ci devea fare: e se non ne cavate più di quello
che habbiate fatto per il passato, ditegli come da
voi che esso pensi bene quello che possa impor-'
tare a dare parole ad un par nostro e mostrare di
non ci stimare più che un vii plcbcio, bevendoci
ditto tante volte le bugie, et che credete che alla
fine noi ce ne habbiamo a sdegnare, et avvisa-
teci che risposta vhavera fatto.

Di poi parlate al R.mo S.or Car.le Cibo e rac-
comandateci a S. S. e ditele che le ricordamo la
promission che ne fece de operare chel detto Ra-
phael fornirla presto la pictura nostra; et che
pregamo S. S. che sia contenta fare che esso
Raphael non ci dia più longhe over» che chia
ramente sappiamo di nonhavere ad expectare
detta pictura da lui, perchè provederemo di farla
fare ad altri per compire lo nostro camerino che
solo per questa resta imperfetto ».
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