Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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Ben conosciuti sono i prestiti fatti al Yinci da Piero di Cosimo; Yasari li ha già notati1
e la sua testimonianza ò stata confermata dai critici moderni.2 La sua Annunciazione ai
pastori del Museo di Berlino (n. 204), attribuita dapprima a Gaudenzio Ferrari, «attesta in
modo evidentissimo (son parole del Bode) dell'influenza di Leonardo, che verso l'anno 1478
s'occupava d'una composizione simile, come lo prova l'interessante disegno che possiede il
siir. Leone Bonnat ».3

II.

Leonardo era venuto via dalla sua città natale troppo presto per poter esercitare- una
influenza durevole sui suoi concittadini. Fu solo dopo il suo ritorno, verso il 1500, che egli
fece tributari tutti quelli che avevano qualche curiosità o iniziativa. Fin allora la scuola
fiorentina era stata specialmente una scuola di disegnatori ; ed ecco, all' improvviso, ad un
eccesso di rigidezza succede quello di morbidezza; ai tratti taglienti d'un Domenico Ghir-
landaio o d'un Antonio Poliamolo, la morbidezza di contorni d'un Andrea del Sarto. Se mi
si domanda come sia avvenuta questa metamorfosi, non esito a rispondere: per l'influenza
di Leonardo da Yinci.

Ecco, dapprima, Fra Bartolomeo della Porta. Gli autori, Paolo Mantz, i signori Burck-
hardt, Bode, Gustavo Gruyer, tutti constatano a qual segno questo maestro subì l'influenza
del Yinci. « A dire il vero, afferma Paolo Mantz, si deve cercare in Leonardo il punto di
partenza di Fra Bartolomeo, il sentimento del suo chiaroscuro, la sua maniera di segnare
le ombre ed i chiari, e dare alle forme imitate il meraviglioso rilievo della vita ».4

Michelangelo stesso, malgrado il profondo antagonismo che regnò sempre fra queste
due nature, non riuscì a sottrarsi sempre al fascino di questo ammaliatore per eccellenza.
I no dei disegni dell'Università d'Oxford (alcuni studi di teste) è sembrato allo Spinger che
ci offra dei tipi leonardeschi.5 Portheim poi ci fa notare l'analogia fra un soggetto rappre-
sentante il combattimento d'un cavaliere con dei fantaccini (Università d'Oxford, Fisher,
tav. XXI) e i disegni di Leonardo per la Battaglia d'Anghiari. Pia pure confrontato il di-
segno anatomico della Biblioteca di Windsor (n. 28) con i disegni dello stesso genere fatti
da Leonardo.6 Ed io citerò poi un altro esempio: nella Creazione d'Eva, alla Cappella Si-
stina, Michelangelo s'è inspirato, per la figura del Padre Eterno, ad una delle figure del-
VAdorazione dei Magi del suo rivale.7 In un disegno poi del Louvre (n. 115), la donna seduta
ha un sorriso che ricorda vagamente quello di Leonardo, ma il naso è segnato molto più forte
che non nel Yinci.

Ed ora a Raffaello. Il giovane pittore urbinate cominciò ad inspirarsi a Leonardo anche
prima di stabilirsi in Firenze. Un disegno dell'Accademia delle Belle Arti di Yenezia,8 un
altro dell'Università d'Oxford, riproducono uno dei tipi di vecchio (visto di profilo, dalla

1 « Diede opera al colorire a olio avendo viste certe
cose di Leonardo fumeggiate e finite con quella dili-
genza estrema che soleva Leonardo quando e' voleva
monstrar l'arte, e così Piero, piacendoli quel modo, cer-
cava imitarlo, quantunque poi egli fusse molto lontano
da Lionardo, dell'altre maniere assai stravagante, per-
chè bene si può dire che e' la mutasse quasi a ciò ch'ei
faceva » (t. IV, pag. 134). Un vecchio inventario del
Museo degli Uffizi (1589) attribuisce a Leonardo il di-
segno di Perseo che libera Andromeda: Piero non avrebbe
fatto altro che colorirlo (ibid., pag. 140).

Paul Mantz, Gazette des Beaux-Arts, 1876, voi. II,
pag. 469.

3 Gazette des Beaux-Arts, 1889, voi. II, pag. 606-607.

4 Histoire des peintres de toutes les écoles. — Le Cice-
rone. — Fra Bartolommeo, pag. 19-20.

5 Raphael und Michel Angelo, pag. 36-42 e nota 14.
L'autenticità di questo disegno d'Oxford è però messa
in dubbio dal Wolfflin, Die Jugendbildwerke des Mi-
chel Angelo, pag. 85-86. Monaco, 1891.

G Repertorium fur Kunstwissenschaft, 1889, pag. 144,
145.

7 Vedi l'articolo del 15 agosto 1887.

8 Zanotti, tav. II. Kahl, n. 89. (Ho la debolezza, del
resto condivisa con molti altri autorevoli critici, di con-
tinuare a credere all'autenticità della raccolta di Ve-
nezia).
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