Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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GIULIO URBINI

Valois, re di Napoli. Ha la mitra bianca, guarnita d'un gallone d'oro e smaltata di gemme; i
guanti bianchi con un ricamo d'oro in mozzo, a forma di rosone, e nel mignolo della sinistra
un anello, nella destra tre con pietre colorate: il pastorale sembra d'oro massiccio. Il Poverello
d'Assisi, dolce, umile, devoto, tiene nella destra una sottile croce dorata e nella sinistra un
libro legato in pelle nera, col taglio e le borchie a oro; ha poca barba biondiccia, spartita sotto
il mento; capelli tagliati a corona, piedi ignudi e tonaca bigia con un piccolo taglio retto sopra
la ferita del costato, perchè si possano vedere tutte le stimate. Il Martire spagnolo, di viso assai
bello, quale lo dice Gregorio Magno, ha la carnagione rosea, fresca, virginea (il colorito delle
carni in queste quattro figure va per gradi uguali dal bruno caldo al bianchissimo); è sbar-
bato, e porta i capelli a corona. Con la destra regge una graticola di ferro; con l'altra un
libro legato in pelle verde, che legge con raccoglimento. Sopra il candido camice indossa una
sfarzosa dalmatica di teletta d'oro con ricchi e svariati ricami rossi, tra cui due quadretti a
colori, vere miniature: uno sul petto, dov'è rappresentato il Salvatore risorgente dal sepolcro
con in mano la bandiera; l'altro in basso col Martirio di esso santo, che vi figura disteso sulla
graticola, mentre due carnefici gli attizzano sotto il fuoco e altre sei persone assistono a
quello strazio in un atrio contornato di portici. Osserva il Marietti che il gusto per tanta pro-
fusione d'oro il Pinturicchio potè forse contrarlo a EHrenze; e che, se non piacque al Ghirlan-
daio, era piaciuto a molti altri eccellenti pittori. Nel fondo del quadro ride un bel cielo azzurrino,
su cui si disegnano vagamente i monti, i colli e i paesi lontani: forse, com'altri ha osservato,
il panorama di Spello preso da nord-ovest, o quello di Perugia guardato da Spello. Nella pro-
spettiva e nel paesaggio il Pinturicchio, benché difettoso anche lui, è ritenuto nondimeno supe-
riore agli altri artisti della scuola umbra, che, trascurando per lo più la parte materiale,
ponevano il sommo dell'arte nella soprumana espressione dei volti e degli atteggiamenti.
Yicino al piccolo Battista c'è un calamaietto di forma schiacciata e un astuccio aperto, con un
toccalapis e una penna. In un banchetto quasi dinanzi ai suoi piedi vi sono un paio di forbici,
un temperino, un piccolo sigillo con lo stemma dei Baglioni e due carte, dove, o per bizzarria
o per vanagloria, ricopiò interamente una lettera scrittagli da Gentile Baglioni, mentre dipin-
geva la detta tavola pei Francescani di Spello. La riporto fedelmente, sciogliendo però qualche
nesso e qualche sigla. Fuori: Eximo Viro, indori \ \ digniss0 Magistro Bernar | j dino Ferrumino,
alias el Pintorichio, nobis \ \ car.*'0 Dentro: Eximie pidor, nobis cariss., hauemo recepute lettere
data M. S. dePanniolfo Petruccio da Siena in la quali ce exorta ad uolerui adiutar in ogni vostro
bisogno,preganndo nui Vi uogliamo exortare allo r'etornar lì da lui. Nui | \ dixiderosi compiaceri
S. M. S., carissmenti ui pregamo allo ritornari per compiaceri in \ \ tudo li signori; del che anche
farite piaceri singulariss0; offerendomi ad uoi per amori \ \de S. M., & nostro paratiss0 da tudi
li V. comodi, et bene valeti. \ \ Ex arce nostra prope Mansione, die xxiiii aprilis M D viii |
Gentiles Balionus j ] Eledus 11 Urbevetanns. Al qual proposito si può aggiungere che il luogo,
donde il Baglioni scriveva, era forse Rocca di Zocco, dominio di sua famiglia, e che egli non
prese mai possesso del vescovado d'Orvieto, rinunziato ad Ercole suo cugino, per isposare Giulia
Yitelli, donde nacquero il celebre Astorre II e Adriano, battezzato in Santa Maria di Spello
il 28 aprile 1527. Ma la tavola non si deve tutta al Pinturicchio. È a Siena un importante
atto del 24 marzo 1506 (stile senese ab incarnatione)) donde si rileva che il Pinturicchio,
consegnato al pittore Tommaso Corvo di Spello il suo disegno di questa tavola (esattamente
indicato), e obbligandosi a dipingere solamente le teste principali, commetteva la pittura
di tutto il resto a Eusebio da San Giorgio, il quale dal canto suo si obbligò di cominciarla
nell'aprile del 1507, per cento ducati d'oro, a tutte sue spese legname, oro, azzurro, ecc.
Aggiungerò pure che per gli ornamenti di questo quadro il Pinturicchio si fece aiutare o
da Giambattista Caporali o, più probabilmente, da quel Giovanni di Francesco Ciambella,
detto Fantasia, che aiutò anche il Perugino nei lavori del Cambio, come si ricava da un
passo piuttosto ambiguo dei rogiti di Ramai do di Bartolomeo nell'archivio notarile di Perugia
(prot. 1510-12, c. 114). È strano che, dopo l'ingiustificato silenzio del Vasari, di questa tavola
non parlasse nemmeno il Donnola. Primo a farne parola per le stampe fu, credo, il P. Seba-
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