Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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GEROLAMO BISCARO

e die qualche pittura decorativa — forse un disegno a cassettoni e rosoni del genere di quelli
scolpiti nelle vòlte degli archi — sia stato eseguito nel cielo della cupola e nella vòlta del-
l'abside.

Oltre quel chel resta haver in relazione ai contratti precedenti, i Commissari si obbliga-
vano di pagare a m° Pietro ducati quaranta per le do finestre da aprirsi lungo la parete
destra della cappella, non comprese nei capitoli del primo istromento.

Assumevasi inoltre m° Piero di eseguire a sue spese una soaza (cornice) e lavoro
alantiga al logo dove e al presente et sancissimo Corpo de Christo e al logo dove son le
reliquie, secondo le istruzioni che gli avrebbero date a suo tempo il noi). Francesco degli
Ostiani, il canonico Aleotis ed il m° Pier Antonio da Modena.

Sembra che le cornici all'antica che Pietro Lombardo era tenuto ad eseguire per sopra
mercato fossero due, una per il logo ove si collocava il Santissimo, l'altra per il logo ove si
erano fino allora custodite quelle stesse reliquie dei Santi Martiri cui era destinata la sun-
tuosa sepoltura sopra l'aitar maggiore. Di dette cornici, per quanto so, non vi è più traccia,
ne si hanno dati sicuri per argomentare in che cosa veramente consistessero.

Considerando tuttavia che neh"istromento del 1485 si disponeva per la costruzione di un
tabernacolo per riporvi et Corpo del Christo, sopra la tomba dei Martiri, e che nel secondo
rogito si accenna ad una semplice soaza per il logo dove e al presente..., le quali espressioni
denoterebbero il carattere di provvisorietà del nuovo lavoro, io sarei d'avviso che il sacro
ripostiglio fosse un antico conditoriwn, scavato a guisa di nicchia in una delle pareti del
Coro, e che si sia pensato di adornarlo alantiga, avuto riguardo alla sua forma archiacuta.
Un simile conditoriwn, destinato alla custodia del Santissimo, decorato con bassorilievi e
cornice dorata di stile ogivale, esiste ancora nella chiesa di San Yito a Treviso, a destra
dell'aitar maggiore.

La commissione delle due cornici proverebbe inoltre che Pietro Lombardo, sebbene sia
stato uno degli antesignani della rivoluzione nell'ornato e nei profili architettonici dallo stile
ogivale al latino, compiutasi a Venezia verso il 1475, non isdegnò di eseguire, anche in epoca
più inoltrata, qualche lavoro nello spirito e secondo la tradizione dell'arte archi-acuta, che
egli non poteva ignorare, avendo con tutta probabilità fatto il suo tirocinio di scultore ed ar-
chitetto nel periodo di transizione fra l'arte vecchia e la nuova.

Un'ultima commissione fu data a m° Piero, quella d'ingrossare Vochio grando della
chiesa verso l'ulteriore compenso di ducati otto. Era la grande finestra circolare aperta nel-
l'antica facciata della Cattedrale, quale si vede in vecchie stampe e nella nota Processione
di Francesco Domenici. 1

Prima di chiudere l'atto, Pietro Lombardo fece constare ch'egli e i suoi figliuoli ave-
vano già portato a termine il cassone di pietra ornato di fogliami e di mostri marini (le si-
rene) e Vaquila, e che il tutto era riuscito di straordinaria bellezza e perfezione (excellen-
tissime et pulcherime confectus): soggiungeva che da quel giorno egli ne trasferiva la proprietà
ed il possesso ai Commissari, salvo a farne la materiale tradizione quando fosse venuto il mo-
mento della posa in opera.

Fu diffidenza dei Commissari che dubitando potesse m° Pietro destinare altrove il cas-
sone e Vaquila già in pronto, si premunirono contro tale eventualità, provocando una dichia-
razione di trasferimento a loro favore del dominio e del possesso di diritto di quei pezzi
di scoltura, o amor proprio di Pietro Lombardo, il quale, in un momento di sconforto per la
infausta rovina della cappella volle, quasi per reazione, affermare la propria soddisfazione per
la buona riuscita degli altri lavori?

Io sarei per questa seconda ipotesi, pensando alle angoscie di quell'artista, il quale,
mentre a buon dritto poteva compiacersi di giudicare meravigliosi e perfetti il cassone e

1 Questo pregevole dipinto, che si ammira nella sa-
grestia dei canonici del Duomo, è, per quanto so, l'unica

opera autentica del Dominici, artista trivigiano che visse
nella seconda metà del secolo xvi.
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