Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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L'ARCHITETTURA TONICA

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architravate in pietra non solo esistono di vecchio, ma persistono ad usarsi anche in età
mollo posteriori, e questo fa veliere eom'esse siano la reminiscenza d'un uso molto comune
ed antico.

Finalmente, per quanto io non sia propenso ad accordare alle pitture dei vasi fittili
troppa più autorità ch'esse non meritino, debbo avvertire che in esse non di rado si vedono
effigiate delle edicole ioniche, le cui trabeazioni, quantunque espresse in modo convenzionale,
rientrano sempre nel genere architravato.

In qua! tempo avesse luogo per l'architettura ionica la traslazione dal legno alla pietra
è difficile oggi a sapersi. Disgraziatamente noi non abbiamo oggi monumenti ionici d'antica
data ed in numero tale che ci mettano in grado di giudicare con sicurezza di ciò. L'unica
colonna superstite dell'Erèo di Samo è il più antico esempio che ci rimanga del genere;
ma v'ò da sospettare, come già dissi, ch'essa appartenga sempre al sistema misto e allo
stile protoionico. Questo sospetto è corroborato dal fatto che il di lei capitello dimostra
nel modo più evidente come avesse scolpite le sue volute in un blocco separato affatto da
quello in cui figuravano l'echino e l'ipotrachelio del capitello medesimo; e questo fa logica-
mente argomentare a delle forme arcaiche, a delle volute espanse, e così anche ad un abaco
rettangolare ed oblungo, eh'è la negazione del capitello a volute sbiecate. E poiché il
capitello a volute sbiecate ò la, condizione si ne qua non per la colonna angolare d'un edilìzio
di genere periptero che sia di pietra, e poiché l'Erèo di Samo è appunto periptero, così
mi sembra bisogni concludere che quella colonna superstite di esso non era destinata a
reggere una trabeazione di pietra, sì veramente di legno.

Ciò condurrebbe a credere che al tempo della edificazione di lui, avvenuta verso il 525
avanti l'èra volgare, non si fosse operato ancora il trapasso dal legno alla pietra; benché
potesse anche darsi che quest' impresa fosse stata già tentata nei piccoli edilizi e in quelli
di dimensioni ordinarie, ma che non si osasse ancora arrischiarvisi in un monumento così
colossale, come appunto si è quello. Non è difficile che il primo tentativo d'applicare le
trabeazioni lapidee a monumenti di mole straordinaria si facesse nel tempio efesio di Diana,
riedificato da Chersifrone circa 470 anni avanti l'èra volgare.1 Gli artifizi ideati secondo Yi-
truvio da quest'architetto per trasportare dalle cave gli architravi,2 ed i monti di sacchi di
rena, mediante il declivio dei quali si facevano salire gli architravi stessi sulle colonne, com'è
narrato da Plinio,3 sono cose che, oltre all'essere assai primitive ed a rilevare una pratica
non troppo longeva delle costruzioni lapidee, accennano ad un fatto così nuovo ed insolito
che Yitruvio lo dà come invenzione; ma se il costume delle trabeazioni di pietra fosse stato
adottato anche nell'Erèo di Samo, anteriore di costruzione all'Efesio, non si capisce come
gli antichi scrittori non avrebbero riferito di preferenza gli artifizi suddetti a quest'ultimo,
il quale, a detta di Erodoto, era il maggior tempio che si vedesse allora nella Grecia, e
come gli architetti dell'Efesio dovessero trovarsi così nuovi di fronte a difficoltà già provate
e superate non si sa come. A confermare in qualche modo la mia opinione concorrerebbero
anche quell'altre parole di Plinio, che si riferiscono pure all'Efesio edificato da Chersifrone:
« In Ephesiae Dianae ae le, de qua prius fuit sermo, primum columnis spirae subditae et
eapitula addita ».4 Ora, che le basi si sottoponesero alle colonne ioniche e che vi si aggiun-
gessero i capitelli per la prima volta nel tempio di Diana d'Efeso, questa è una tradizione
ch'io non m'impegnerò a sostenerla, quantunque sia accennata anche da Yitruvio e accettata
da diversi altri scrittori, ma, interpretandola anche più temperatamente, essa fa sospettare
che nella costruzione di quel tempio avvenisse qualche cosa di nuovo, e non sarebbe difficile

1 Ho detto riedificato da Chersifrone, ma veramente
questo architetto semhra non facesse che riprendere
una costruzione già iniziata di vecchio, modificandola
secondo i progressi dell'arte.

Sul tempio di Diana d1 Efeso e sulle sue vicende

storiche vedi la nota posta alla fine del presente ca-
pitolo.

2 Vitruvio, lih. X, cap. II.
s Plinio, lih. XXXVI, cap. XXI.
, 4 Plinio, lib. XXXVI, cap. LVI.
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