Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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FRANCESCO MA LAG UZZI VAL URI

proseguiva. Fu probabilmente per sollecitare il lavoro cbe nell'aprile del 1545 un maestro
Floriano Bargellesi, tagliapietre, s'impegnava a finire la facciata del secondo chiostro verso
il refettorio. Quando il lavoro della grande costruzione era già a buon punto, il Terribilia
costruisse presso il refettorio una cappella dedicata a S. Agostino, che rimane tuttora. Unite
a queste carte, sulle quali abbiamo tracciato il nostro cenno storico, trovammo liste d'operai,
preventivi e fatture che sarebbe troppo lungo enumerare.

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* *

Della grande costruzione innalzata dal Terribilia rimane la maggior parte. Da un vesti-
bolo ricco di decorazioni e di grandi porte dagli architravi carichi di ornamenti, di busti,
e di emblemi cJassici di moda in quel periodo, il visitatore entra in un primo chiostro
ridotto, come il secondo, a cortile, quando, per le esigenze del nuovo uso di carceri cui è
destinato l'edifìzio, si chiusero i porticati per ricavarne altre stanze. Il primo chiostro è a
due ordini di logge chiuse, riunite fra loro da pilastri che arrivano fino al sommo: nel-
l'ordine superiore gira una fila di finestre eleganti, cogli stipiti a colonne doriche.

11 secondo chiostro è separato dal primo da semplici corridoi ridotti recentemente a
stauzp, ed è molto più ricco dell'altro: rappresenta certamente uno dei più begli esempi del-
l'architettura di quel tempo, che se ebbe il torto di seguire troppo rigorosamente i precetti
di Yitruvio, dando spesso prova d'impotenza creatrice, come notava il Viollet-le-Duc, in com-
penso, quando potè svilupparsi in grande spazio e da artisti di larghe vedute, fu la più
grandiosa tra quelle di cui ci siano rimasti prodotti. Il grande chiostro di S. Giovanni in
Monte è composto di due ordini di logge che girano tutto intorno: il portico del piano
terreno è a grandi archi a pieno centro, divisi da colonne d'ordine dorico: nel secondo ordine,
sopra ognuno degli archi del pianterreno, si aprono due archi con colonne ioniche: nel terzo
ordine finalmente gira all'intorno una serie di finestre decorate di colonne d'ordine corinzio,
sostenenti un architrave e un timpano. Nel mezzo del chiostro sorge la cisterna, che fu però
aggiunta dopo la costruzione del Terribilia. 11 chiostro è un po' danneggiato dal tempo e
dall'uso a cui tutto il fabbricato fu destinato: molte arcate son chiuse e nell'elegante severità
dell'insieme stonano non poco quelle pesanti baracche di leguo sporgenti qua e là dalle
finestre che corrispondono alle prigioni; sarebbe quindi desiderabile che almeno si togliessero
queste e alcune altre superfetazioni che danneggiano il partito architettonico. Intorno al
cortile, superiormente, girano le antiche celle dei monaci, in parte ancora intatte, colle vòlte
a lunette e comunicanti fra loro con grandi corridoi, secondo l'uso claustrale. Al pian terreno,
sotto un lato del portico, rimane l'antico refettorio, stato malauguratamente diviso in due
quando il palazzo fu destinato a carceri: è costrutto a lunette e nell'unica parete rimasta
intatta dalle scialbature e dagli intonachi si stende, in alto, un grandioso affresco po}K)la-
tissimo di figure e che sembra raffigurare le Nozze di Cana, se troppi strati di polvere
e la pochissima luce che entra dalle finestrelle cariche di inferriate non ci avessero tolto di
esaminare la pittura comodamente, come avremmo voluto. L'esame sarebbe stato tanto più
necessario inquantochè nè le carte del convento, nè le guide di Bologna fanno cenno di
questa composizione. Presso il refettorio rimane ancora il lavabo, che però non dev'essere
quello di cui parla il contratto coll'artista, ma un altro, costrutto nel 1570 da Giacomo
Terzi, tagliapietre bolognese, come ricorda un nuovo documento. È noto che anche nel
secolo xvi questi lavabo erano frequenti nei monasteri e che lo scultore li ornava fantastica-
mente, secondo gli dettava il gusto particolare. Dietro il refettorio si apre una cappelletta,
probabilmente la stessa dedicata a S. Agostino, ricordata nei documenti e costrutta dal Terri-
bilia. Yi si accede ora per una porticella praticata presso la grande porta di macigno ora
chiusa: non conserva che due grandi sfondi di altare, a motivo architettonico, con colonne
e architravi ionici, cui sovrastano decorazioni in gesso, medaglioni, putti e la figura del
Padre Eterno. Quasi tutto l'antico convento coi suoi chiostri, lo scalone, le stanze superiori,
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