Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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396 MA IUC) MENOTTI

vi è qualcosa di triste, d'irreparabile. D'una delicatezza nivea, le carni hanno come dei fre-
mili, qualcosa di languido, di malaticcio; pare che su quelle imagini di dame pesi la fatalità
del destino, e che esse stesse pur non sapendo qual rimedio opporre, da molto tempo ne
siano presaghe; la sensibilità eccitata, acuita nell'artista si rifletteva sulla tela.

A sprazzi solo il genio si apre una via fra gl'impedimenti dei tormenti fisici, ed allora
le sue produzioni acquistano la fragranza d'un tempo.

Il male guadagna terreno ed alcune qualità vanno impallidendo; resta sempre l'armonia
delicata del tutto, ma il vigore del modellato scema sensibilmente, come scemano le forze ani-
matrici. L'uomo è liaccato, il male interno assorbe ormai la vitalità, e quegli ultimi deboli
guizzi preludiano una prossima estinzione.

A questo doloroso periodo appartiene un ritratto di dama a Brera. 1

Se l'avvenente figura della giovane lady, se il semplice ed aristocratico abbigliamento,
l'espressione pensosa, l'armonia sovrana del dipinto contribuiscono a renderci interessante
e caro questo lavoro del pittore d'Anversa, la mancanza di rilievo e di vigore ci avvertono
che il pennello dell'artista è stanco. I piani anteriori non si elevano abbastanza sopra quelli
di sfondo; il valore delle lontananze in parte manca; è un lavoro soave, ma alquanto debole.

Quale differenza dalla dama di Rembrandt, che le sta presso.

È una figura piuttosto volgare: in un volto pienotto e bianchissimo sfavillano gli occhi
neri: uria nuvola di vapore fulvo-dorato si è addensata sulla fronte; il petto ricco e fiorente
è rinchiuso in un busto di velluto. Potente è il risalto di tutta la figura nella donna del
maestro di Delft, e così volgare com'è ha il sopravvento sulla dama del Yan Dyck.2

Come la donna di Rembrandt ed il S. Antonio, del quale abbiamo parlato, questo lavoro
del Yan Dyck venne a Brera da Parigi nel 1812, con una Cena del Rubens ed un Sacrificio
d'Abramo del Jordaens, in cambio di cinque composizioni religiose del Boltraffio, di Marco d'Og-
gionno, del Moretto di Brescia e del Carpaccio, colà spedite per ordine del Governo.3

Anche Giorgione non poco sorprese l'allievo del Rubens a Yenezia con la sua tavo-
lozza vigorosa e rovente. Il Pordenone, i due Palma ed il Tintoretto non gli furono certo
indifferenti. I Bellini, Bonifazio, Paris Bordone, il Moroni, il Moretto, Cima da Conegiiano,
il Bassano e gli altri Yeneziani non s'impressero nella sua memoria che assai vagamente.

Infine, o perchè gli studi fatti gli sembrassero sufficienti, o perchè desiderato a Roma
da alcuno che voleva esser ritratto da lui, lasciò Yenezia: ma non pare che il desiderio di
ritornare sulle sponde del Tevere lo premesse, perchè prese la via di Mantova; là ripro-
dusse l'imagine del principe Ferdinando e ne ebbe in ricompensa una pesante catena d'oro,
alla quale era appeso un medaglione recante l'effigie del donatore.

Al principio del 1623 lo troviamo di nuovo a Roma presso il cardinal Guido Benti-
voglio, che l'ospitò nel suo palazzo per tutto il tempo ch'egli restò nella città. L'artista
fiammingo riprodusse l'eminente prelato in busto ed in figura intera, e questa volta spe-
cialmente il ritratto riuscì stupendo, guadagnandosi l'ammirazione degli altri cardinali e dei
principi romani, non pochi dei quali vollero essere da lui riprodotti. Così egli dipinse per
i Colonna, per gli Odescalchi, per i Barberini; tra i forestieri allora residenti in Roma ritrasse
lo scultore Francesco Duquesnoy, suo compatriota, e l'inglese Giorgio Gage. Per il cardinal
Bentivoglio eseguì poi un Crocifisso ; esso piacque tanto che il cardinal Bellarmino ne volle
una ripetizione.

Questi lavori, altri ritratti ed altre composizioni religiose, largamente rimunerati, lo
posero in condizione di poter sfoggiare, come da lungo tempo era suo desiderio, ricchissime
vesti, gioielli sontuosi e domestici in gran numero.4

1 II piccolo nastro nero, dal quale pende la croce
di diamante, c'indica che la giovane dama è già vedova.

2 Alla debolezza del tocco si aggiunge il tipo in-
glese della dama, confermandoci nell'opinione che si
tratta di ritratto eseguito in Inghilterra.

3 Di questo scambio si compiacque assai il Mongeri
nella sua Arte a Milano, poiché egli ritiene aver Mi-
lano assai guadagnato nel cambio; opinione che non è
certo la mia.

4 Bellori.
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