Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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(U'STAV I.l DWKi

Sul rilievo poi leggiamo quanto segue:

SCODRENSES . EGREGIA . SV2E . IN . VENE
TAM . REM . P . FIDEI. ET . SENATYS . IN . ET .
VENETI. PEXKF1CENCL/E . SINGVLARIS
iETERNV . HOC . MONIMENTVM . P.

Viene rappresentato Scutari per così dire simbolicamente in forma di un castello minac-
cioso sopra un'alta rupe, sul quale si veggono ancora i piccoli stemmi (una volta dorati)
del Loredan, del da Lezze e di Venezia. Una testina finamente lavorata guarda fuori della
rocca, che probabilmente vuol rappresentare il cav. A. da Lezze. Con saggia prudenza l'autore
rappresentò anclie soltanto simbolicamente l'assedio di Scutari, poiché vediamo l'alta figura
del Sultano Maometto II, con in mano la scimitarra, riconoscibile più per la piccola corona
che per l'ampio turbante che porta in testa. Dietro di lui sta il Gran Visir. È lo stesso
Sultano il di cui ritratto di mano di Gentile Bellini ammiriamo nella Galleria Layard a
A^enezia.

Un fiume, degli alberi e una chiesa danno vita alla scena, ed il tutto è finamente ese-
guito e tenuto assai piano, e, come abbiamo veduto nelle Mariegole, cominciato nel 1530.
Considerata la natura delle rappresentazioni, risulterebbe difficile di aver punto d'appoggio
onde trovare il nome dell'autore.

Il secondo piano è disadorno. L'orlo superiore sotto il tetto e diviso da modiglioni, e,
dalle finestre del palazzo che trovasi di rimpetto, abbiamo potuto soltanto rilevare la seguente
iscrizione:

M.D.XXXI



N.TEMPO



CVCI



MAMOLI



DE.TOMASO



GASTALDO



E NICOLO



BARETARO



VICHAI110

E COMPAGNI

L'iscrizione e scritta sopra undici tavolette uguali di pietra e divisa da modiglioni in
nove parti. I muratori mettendo queste tavolette nel loro posto, si hanno sbagliato nella
propria seguenza delle parole. Come vediamo dalla Mariegola questo sarebbe stato l'ordine
proprio delle parole:

VI . D . XXX . IN . TEMPO . DE . TOMASO . MAMOLI. GASTALDO . E . NICOLO. CVCI. BARETARO . VICHARIO

E COMPAGNI.

I nomi dei preposti alla fabbrica che terminarono la facciata.

La lettura della Mariegola e la considerazione dei monumenti lasciatici destano in noi
una viva immagine di qual nobile spirito erano animate queste piccole scuole, uno spirito
che a nessun'altra città fu tanto benefico per lo sviluppo dell'arte.

Nel primo periodo vediamo una grande divozione e cura per la salvezza delle anime
de' morti.

Col crescere della ricchezza cresce anche il desiderio di avere un magnifico addobbo
per l'altare.1 Purtroppo abbiamo soltanto la stima del 1764, die nel 1806 andò dispersa,
dalla (piale si avrebbe potuto aver un'idea di tanto valore.

La scuola di San Giorgio de'Dalmati fu più felice di conservare la magnifica croce di
legno e cristallo, con gentili figurine artistiche di argento dorato, che in quest'anno desia
l'ammirazione di tutti nell'esposizione eucaristica nella scuola di San Hocco.

Secondo la Mariegola, la croce degli Albanesi era fatta nella stessa maniera: una cornice

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