L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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PAOLO II E L’ARTE

NOTE E DOCUMENTI

III.

La Chiesa di San Marco.

\Generabile per antichità, risalendo con le origini all’epoca di Costantino,1 la basilica
dedicata a San Marco evangelista erasi ridotta, nella torbida età del Papato avigno-
nese e dello Scisma, al miserando squallore che molt’altre chiese dell’Urbe presentavano allor-
quando, col papato di Martino V, ebbe principio la restaurazione edilizia di Roma nel Ri-
nascimento. Che la chiesa di San Marco fosse oggetto delle cure di Pietro Barbo, già negli
anni ch’ei ne tenne il titolo cardinalizio (1451-1464) non par dubbio: ad istanza del prelato
veneziano furono, verisimilmente, emanate le bolle con cui Callisto III e Pio II avevano
più volte eccitata, promettendo indulgenze, la pietà dei Romani a largizioni per il restauro
del vetusto tempio cristiano. E che a San Marco fervesse l’opera dei maestri di muro e di
legname quando il Barbo salì alla dignità della tiara (settembre 1464), è dimostrato dai docu-
menti camerali;2 ma fino allora, pare si fosse provveduto, più che ad ornare la chiesa, a met-
terla in istato da servire al culto. Si sa, che nel tempo del suo cardinalato essa era officiata, e che
nel primo anno del pontificato vi si celebravano feste solenni, con l’intervento di Paolo II.3

1 II Panciroli (Roma sacra e moderna, ediz. Cec-
coni, Roma, 1725, pag. 613) afferma che l’origine è
ancor più antica, e che il pontefice Marco I « nel-
« l’anno 336 la ristaurò ed ingrandì mediante la pietà
«di Costantino». Ma la critica moderna è concorde
nel considerarne il papa Marco come fondatore, se-
guendo la notizia del Liber pontificalis; cfr., fra gli
altri, H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico,
Parte I, Roma, 1899, pag. 257 e H. Marucchi, Ba-
siliques et églises de Rome, Paris, 1902, p. 385.

2 R. Archivio di Stato in Roma, Diversorum, 1464-66,
c. 39 a : assegno per lo stipendio di due mesi ai ma-

novali che hanno scavato pozzolana presso il mona-
stero di S. Croce in Gerusalemme «prò fabrica s. Io-
« hannis Lateranensis et s. Marci » (24 dicembre 1464);
cfr, Muentz, Les arts, II, pag. 74, nota 2, e pag. 85.
Archivio Vaticano, Introitus et exitus n. 451, c. 170b:
pagamento di fl. 80 per ferramenti adoperati «prò
« fabricis s. Ioli. Laterali, et s. Marci et palatii aposto-
« lici » (3 gennaio 1465). Dal passo del contratto d’ap-

palto dei 25 marzo 1466, per le opere murarie occor-
renti agli edifici di San Marco, in cui è detto che si
dovevano « mettere in volta le due estreme navicelle
« della Chiesa, e rifare lo portico » della Chiesa stessa
(Theiner, Codex diplomaticns domimi temporali
sanctae Sedis, toni. Ili, pag. 445), sembra doversi
dedurre che al periodo cardinalizio appartengano al-
tresì i pilastri di travertino, sorreggenti i muri della
navata centrale, di cui parliamo più innanzi.

J Cfr. Introitus et exitus cit., n. 462, c. 138 b e
n. 464, cc. isia e i8ib, per le spese di approvigio-
namento della « domus sancti Marci » nel 1465 ; ibid.,
a c. 182 a, è registrata, sotto la data 23 dicembre 1405,
la spesa di fl. 46 «prò valore 6 vegetimi et baril. 1
« vini, prò festa s. Marci apud s. Marcum de mense
« maii prox. preteriti». È noto, come una delle più
sfarzose processioni religiose della Roma medievale
fosse quella che nel giorno del Corpus Domini si
svolgeva partendo da questa basilica (cfr. Le vite di
Paolo II, cit., pag. 81 seg.); in occasione di tale so-
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