L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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PER LA STORIA DELLA PITTURA FORLIVESE

APPUNTI

C

I.

Marco Paimezzani.

Marco Paimezzani nacque nel 1456. Nobile di origine ebbe pure nobiltà di tipi, ma
fu pittore di poca penetrazione. In vita non seppe staccarsi dal suo maestro, il grande
Melozzo, cosicché non troviamo opera, esclusivamente sua e firmata, anteriore al 1492. E di
quell’anno infatti la Nascita di Gesù, già della Confraternita de’ Bianchi di Vaiverde a Forlì,
portata a Brera nel 1809.

Della lunga permanenza del Paimezzani sotto Melozzo, spinta sino alla morte del secondo,
abbiamo una testimonianza sincrona di molta importanza: quella di frate Luca Pacioli grande
geometra e matematico.

« In Frulli Melozzo col suo caro allievo Marco Palmegiano, sempre con libella e circino
lor opere proportionando a perfetione mirabile conducono». Così il Pacioli scriveva1 nello
stesso 1494 in cui Melozzo morì.

L’allusione a pitture, dove la parte prospettica era essenziale, appare evidente. La
liiella o livella o traguardo, il circino, dal latino circinum, nome della sesta o compasso,
fanno appunto fede di opere in cui lo studio a così dire scientifico preponderava.

Quali possono essere, o essere state, tali opere?

Nel centinaio circa di dipinti lasciati dal Paimezzani tra l’anno di morte di Melozzo (1494)
e l’anno di sua morte (1538) non troviamo che la solita simmetrica disposizione delle figure;
non troviamo che fondi con la consueta e facile prospettiva presa dall’asse dell’edificio rap-
presentato. E sì che il Paimezzani si spinse col lavoro e con la vita fino a quando l’arte
aveva raggiunto con Leonardo, Raffaello, Correggio e Michelangelo il suo apogeo, e già
i tre primi erano morti ! Si può quindi dire che, appena calato nel sepolcro Melozzo, la
libella e il circino caddero di mano al Pai mezzani.

Le opere quindi, in cui il lavoro esecutivo del Paimezzani s’accoppiò a quello scientifico
di Melozzo fu forse una cupoletta nella chiesa dei Cappuccini a Forlì, demolita nel 1651,2
e sono certo la cupola (fig. 1) e la lunetta (fig. 2) della prima cappella, a destra entrando,
di San Biagio nella stessa città. Nella cupola e nella lunetta la ricerca prospettica, così
decorativa come figurale, è altrettanto nuova, ardita e forte, quanto l’esecuzione è senza
idealità, e nei particolari talora scorretta. Chi sapeva così mediocremente eseguire, non
avrebbe saputo così sapientemente e leggiadramente ideare.

1Stimma de Atithmetica Geometria, Toscolano, tura. Cesena, 1657, pp. 122-123 ; Giorgio Viviano
1494, c. 2 r. Marchesi, Vita virorum illustriuni foroliviensium.

2 Francesco Scannerei, Il microcosmo della pit- Forlì, 1726, pp. 249-252.

L’Arte. XIV, II.
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