L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 14.1911

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FEDERICO ZECCAR/

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Nel quadro di San Damaso, lo Zuccari aveva saputo dare a Maria una dolce purezza
di linee e di atteggiamento; 1’« Incoronata » della Trinità dei Monti è già più volgare,
finche si giungerà al rozzo tipo della Vergine e alle concezioni meschine degli affreschi di
Loreto, dove lo studio del carattere monumentale si manifesta neH’aggruppamento di gigan-
tesche persone. Intanto, con T « Annunziata » del Collegio Romano, Federico aveva fatto
una prova nel campo della grande arte decorativa, aveva cercato di affrontare i. problemi
più in voga, e il plauso dei contemporanei accolse la sua opera, incoraggiandolo a prose-
guire in quell’indirizzo artistico di cui doveva diventare uno dei più forti e arditi soste-
nitori.

* * *

La nuova maniera di Federico Zuccari trova la sua più libera affermazione negli affre-
schi della cupola di Santa Maria del Fiore, eseguiti fra il 1575 e il 1579. Ogni scomparto
contiene, secondo i suggerimenti del Borghini, un gruppo d’angeli con strumenti della pas-
sione, un coro angelico, una classe di beati, un gruppo allegorico rappresentante il « Dono
dello Spirito Santo >>, la « Virtù » e la « Beatitudine » rispondenti alla classe di beati che

10 sovrasta e opposte a quella di dannati, che viene al disotto. Centro dell’azione è. Cristo
giudice ; una complicata allegoria, che allude alla trasformazione delle cose dopo la fine del
mondo, sostituisce qui la solita scena dell’Inferno. L’argomento, quasi desunto da un arido
trattato di teologia, non aveva nulla che fosse atto a destar l’ispirazione dell’artista; così
schematico e freddo, non poteva suscitar alcun impeto creatore nel cuore di lui ; tuttavia
quest’opera rimane una di quelle che ci fan conoscere più a fondo la natura artistica di
Federico. Alla monotonia dei cerchi superiori, ove nei gruppi, simmetricamente disposti e
informati a un criterio geometrico, si nota la sproporzione delle teste in confronto ai corpi
e il sacrificio di ogni libertà di moto alle leggi dell’adattamento di molte figure entro uno
spazio ristretto, succede il moto audace dell’ultimo cerchio, in cui la pesantezza dei corpi
giganteschi, che dall’alto sembra gravar sullo spettatore, il barocchismo degli atteggiamenti
e delle concezioni, un aggrovigliarsi, talor quasi informe, di nudi, lo studio del contrasto
violento ritraggono i caratteri più frequenti nelle opere dell’autore. Il colorito ha toni
freddi e dilavati, e il rilievo si perde per la debolezza del chiaroscuro, mentre nei disegni
eseguiti per questi affreschi il sentimento plastico dell’autore si rivela con rara potenza. Lo
Zuccari trova modo di dar risalto alla sua abilità di disegnatore con l’audacia degli scorci,

11 moltiplicarsi delle torsioni, il movimento delle articolazioni ; allo studio della musculatura
unisce quello dell’ossatura, e le scheletrite figure che fanno da termini agli angoli di ogni
scomparto, sono vere esercitazioni accademiche, avvivate dallo studio del realismo nel-
l’espressione. Fra tutte le opere dell’artista, gli affreschi del duomo fiorentino forse meglio
riflettono le condizioni del tempo che li vide sorgere e ci fan sentire il distacco del suo
stile dà quello di Taddeo e l’impronta che le nuove tendenze han lasciato nell’anima del
pittore accademico, avviandolo alla ricerca dell’audace e del nuovo, sia pure talvolta per
mezzo dello strano.

Un nuovo aspetto della maniera di Federico, che ha forse origine dal favore con cui
fu accolta la decorazione della cupola del Brunellesco, appare in questo periodo : la tendenza
alla pittura di carattere erudito, propria del suo tempo, quando poeti e teologi andavano
a gara nel suggerire, per incarico dei grandi, le idee della composizione ai pittori, preten-
dendo dall’artista quella facoltà agli audaci voli che solo al poeta è concessa. Una delle
non ultime cause che condussero alla mancanza di equilibrio tra forma e pensiero e di
spontaneità di sentimento fu certo questo concetto d’identità fra arte e lettere, fra il pen-
nello e la parola: Xut poesis pictura è inteso troppo alla lettera. E lo Zuccari, che al vanto
d’artista pretendeva aggiungere quello di erudito, mira, attraverso le aggrovigliate conce-
zioni filosofiche dei quadri di Spagna e le capricciose e puerili fantasie ideate per le opere
di Mantova, a porre in evidenza la sua disordinata cultura letteraria. Il secentismo che
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