Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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facsimile
GIOVANNI MORELLI E LA CRITICA MODERNA

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del Correggio, riconosciuti dal Morelli, erano stati equivocati con quelli, oggi ravvisati come
ben differenti, di un Francesco Francia (fig. la). Così, a riprova della fallacia di una cieca
fede nei documenti, vogliamo porgere in una seconda figura il facsimile di una interessante
tavola d'altare esistente a Brescia, la quale viene sempre additata quivi per opera indubitata
di Fra Giovanni Angelico, col quale in realtà non ha nulla a che fare, mentre i tipi, le
forme e sin anco le qualità delle parti accessorie accennano, come ben vide il critico, al
vetusto Jacopo, padre dei fratelli Giovanni e Gentile Bellini, invalidando per se stesse e sbu-
giardando la testimonianza del preteso documento scritto conservato sopra luogo.

Quanto a esempi di opere battezzate in base a cartellini falsi o alterati, un discreto nu-
mero ne potrebbe fornire, fra altre, la Galleria Lochis a Bergamo. Questi cartellini si palesano
come bugiardi, perchè in opposizione coll'aspetto delle opere medesime, come avviene, per es.,
con certa Madonna della prima maniera del milanese Ambrogio Borgognone, munita della
falsa segnatura di Bernardo Zenale (fìg. 3a). Ora, a onor del vero, la Direzione della Galleria
di Bergamo si è presa cura di correggere l'attribuzione sotto il quadro, ma agirebbe vie più
saviamente se volesse intraprendere a sottoporre ad un esame accurato altri cartellini so-
spetti, facendoli cancellare dove del caso e rimovendo in tal modo ogni insidia tesa alla buona
fede degli osservatori e degli studiosi.

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* *

Non è nostro intendimento di passare in rassegna qui in modo particolareggiato quanto
il Morelli viene indicando di nuovo nel libro che abbiamo sott'occhio. Vorremmo bensì, in
primo luogo, porre in rilievo gli argomenti più importanti da lui trattati e i relativi quesiti
ch'egli si era proposto di risolvere, cercando di rammentare i casi frequenti nei quali il suo
spirito arguto e penetrante ebbe a cogliere nel segno, senza ommettere poi di contrapporne
altri nei quali egli, cedendo alla sua volta alla imperfezione della umana natura e ad ine-
renti prevenzioni, si trovò indotto a pronunciare taluni giudizi che crediamo debbano essere
riveduti e modificati, perchè non consentanei a quanto lo stesso metodo critico da lui iniziato
(e che pertanto rimarrà sempre suo vanto speciale) ha potuto determinare ulteriormente.

II. Novità acquisite.

In complesso basterebbe intraprendere un confronto fra le condizioni in che si trovava
la scienza dell'arte prima della divulgazione delle dottrine morelliane e il punto a cui la
seppe condurre egli, per riconoscere la portata del progresso effettuatosi e in via di effet-
tuarsi tuttora. Il critico stesso poi, conscio della sua vocazione per la missione innovatrice
ch'egli s'era assunta entro la sua sfera, si propose, come avverte nel proemio alla sua opera,
di adottare come segno materiale, inteso ad indicare le sue attribuzioni originali, una croce
da apporsi ogni volta accanto all'enunciato di dette sue attribuzioni delle opere d'arte.
« In questo modo, egli soggiunge, il lettore sa con chi ha da fare, e se il tempo dimostrerà
erroneo il battesimo, il rimprovero deve esser fatto a me e non pesare su alcun altro; se
invece è dimostrato giusto e attendibile, deve anche a me solo, cioè al metodo sperimentale
da me raccomandato, venirne il merito ».

Vediamo dunque in primo luogo quali siano le principali manifestazioni del sano colpo
d'occhio del critico a lui suggerite dall'esame delle due grandi Gallerie principesche di
Roma, cui è consacrata la nuova edizione italiana delle sue opere.
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