Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 3.1897

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RECENSIONI

Ma con quest'ultimo maestro entriamo già nel
Cinquecento fiorentino, che non è rappresentato
nella nostra pubblicazione se non da due sculture
di Jacopo Sansovino e dalla statua del Giovannino,
su cui le opinioni degli eruditi sono condivise, ve-
dendovi gli uni un'opera giovanile di Michelangelo
rammentata già dal Condivi, ascrivendola gli altri
ora al Ci vitali, ora al Verrocchio, ora a qualche
cinquecentista sconosciuto (v. in questo Archivio,
voi. VII, pag. 346 seg.). In ogni caso è un lavoro
delicato del Rinascimento, il cui pregio spicca chia-
ramente dalla bella fototipia sulla tavola n. 9. Vista
l'importanza dell'opera, sarebbe stato desiderabile
l'aggiunta di una seconda tavola che l'avrebbe raf-
figurata dal lato di dietro. Sulla prima delle due
tavole consegnate al Sansovino vediamo un inte-
ressantissimo bassorilievo in cartapesta colorata e
dorata della Madonna col Bambino, in cui l'artista
si mostra influenzato da una parte dalle analoghe
produzioni di Donatello, mentre dall'altra nella mo-
dellazione di certe forme gonfie, nell'ordinamento di
certe pieghe pesanti si rivela l'influsso, abbastanza
mal compreso però, di Michelangelo. Più simpatica
ci sembra la seconda opera del Sansovino, un alto-
rilievo in terracotta della Madonna con ai suoi lati
quattro santi. Benché attribuita già all'epoca ve-
neziana dello scultore, vi appare manifesta sia nella
composizione un po' ampollosa, sia nel modellare
largo, sia nella trattazione delle pieghe delle stoffe
pesanti, l'influenza sola del suo maestro Andrea
Sansovino, essendo del tutto scartata l'imitazione
di Michelangelo.

Per non ommettere affatto le dodici tavole che
riproducono sculture di scalpello non fiorentino, ci
piace di accennare anzitutto alle belle figure in le-
gno dell'Annunziata coli'angelo Gabriele, in cui
— benché dal catalogo vengano soltanto ascritte
alla « maniera » di Jacopo della Quercia, noi vor-
remmo vedere opere giovanili del maestro stesso,
giacche vi si rispecchiano i primordi delle sue
creazioni posteriori, così piene di energia, piut-
tosto che le loro risonanze fiacche per l'opera di
qualche imitatore; ci piace segnalare il magnifico
busto virile di terracotta proveniente dal palazzo
Popoli a Bologna, ed ivi ascritto da tempo antico
a Fr. Francia, giustamente, poiché palesa la mag-
gior somiglianza di stile coi suoi ritratti dipinti;
il grazioso busto femminile che fino agli ultimi
tempi fu creduto essere la Marietta Strozzi di De-
siderio da Settignano, ma ora viene ascritto a Fran-
cesco Laurana e ritenuto il ritratto di una princi-

pessa napoletana; il busto di Teodorina Cybo, di
aspetto così dignitoso, nel quale il Bode, confron-
tandolo col busto di Beatrice d'Este nel Louvre e
coi ritratti sulle medaglie del maestro, crede rico-
noscere il fare di Cristoforo Romano; e il busto
virile in terracotta di origine veneziana della se-
conda metà del Quattrocento, esempio eminente dei
rari ritratti veneziani scolpiti di quell'epoca. Esso
non è colorito, come del resto non lo sono nem-
meno gli altri busti veneziani, così quelli del Quat-
trocento come quelli del secolo seguente, dei quali
ultimi ci viene messo sotto gli occhi un campione
caratteristico nel ritratto del procuratore Ottavio
Grimani, lavoro segnato di Aless. Vittoria, e senza
contestazione uno dei più insigni fra i numerosi
suoi busti.

Per la seconda serie delle tavole che deside-
riamo di vedere quanto prima, preghiamo, del resto,
l'editore di rivolgere un po' più d'attenzione alle
leggende spiegative stampate a pie delle riprodu-
zioni fototipiche, affinchè si evitino sbagli come:
Antonia Rossellino, Cosimo de Medici, Cristoforo
Romano e S«ditalienischer Meister.

C. de Fabriczy.

Corrado Ricci. La R. Galleria di Parma. Parma, Bat-
tei, 1896, in-8, pag. xlvii-462, con 14 illustrazioni.

Se molte delle nostre gallerie, anche delle più
ricche, attendono ancora una guida la quale sod-
disfaccia alle esigenze della critica, gli è che, a
comporre un siffatto lavoro, si richiede una somma
di cognizioni e una preparazione assai maggiore di
quello che comunemente si creda. Il signor Ricci,
il quale con tanto zelo e con tanto buon successo
ha riordinato la galleria di Parma, ha pensato giu-
stamente che il coronamento dell'opera sua dovesse
essere un libro, nel quale fossero raccolte tutte le
notizie che si riferiscono ad essa.

Mi è impossibile dar conto anche soltanto delle
principali notizie forniteci dalla prefazione, nella
quale seguiamo, dal suo modesto principio nel 1752
fino a questi ultimi anni, la storia della collezione,
e si fanno considerazioni sulle scuole rappresentate.
Dirò soltanto che le ragioni addotte dall'A. per
giustificare l'opera sua di riordinatore meritano in-
tera approvazione; e per mia esperienza posso af-
fermare che lo studioso e l'ammiratore non potreb-
bero desiderar meglio dell'attuale collocamento.

Il nuovo libro è intitolato : La galleria di Parma,
e non catalogo ; e veramente c'è assai di più di quello
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