L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 1.1898

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

nell'aprile '71 dal conte Scipione Conestabile all'Im-
peratrice di Russia per 330,000 franchi.

— Pag. 84.

L. Manzoni: A zonzo pel contado perugino. — L'A.
descrive una Presentazione al tempio attribuita a Pin-
turicchio e conservata nella chiesa parrocchiale di
Torre d'Andrea presso Perugia; sostiene che il quadro
è certamente opera del Pinturicchio, che dovette es-
sere compiuto verso il 1476, ed escludendo che il pit-
tore ci abbia lasciato in esso il ritratto suo e quello
di Raffaello — il quale a quel tempo non era ancor
nato — crede si debbano riconoscere in tre delle figure
del dipinto i ritratti di Braccio Paglioni, del figlio
Grifone e del nipote Grifonetto.

L'argomentazione dell'A., però, rispetto all'età del
quadro ed ai personaggi che egli vuol vedere in esso
rappresentati, non panni giusta, perchè mentre da
un lato scrive che siccome « si ha ragione a ritenere
con qualche fondamento che il quadro fosse stato ese-
guito nel 1476, così le persone ivi dipinte non ponno
essere che i signori ciré in detto anno possedevano
il detto paese, e questi erano Braccio di Malatesta
Paglioni, il figlio Grifone ed il nipote Grifonetto»,
d'altro canto dimentica che poche righe sopra, per
tentar di dimostrare come il dipinto fosse compiuto
nel 1476-77, è partito appunto dal presupposto che in
esso si vedano i ritratti di Grifonetto e di Grifone
Paglioni, il quale ultimo morì nel 1477.

In fine dell'articolo l'A. descrive sommariamente
anche alcune pitture che ornano la cappella di San Si-
mone, pure nel paesello di Torre d'Andrea.

Ettore Modigliani.

9-

Pittura.

G. B. De Toni: Due affresclii di scuola del
Mantegna. Padova, 1898.

Sono i due affreschi esistenti nella pinacoteca del
Museo civico di Padova ; figurano il Martirio di San Se-
bastiano e le Conversioni di San Marco nel deserto. L'in-
ventario li dice tolti dalla chiesa demolita di San Seba-
stiano ; l'A. crede non appartenessero a questa chiesa.
Secondo la sua opinione erano di un Capitolo che la
fraglia di San Sebastiano martire e San Marco evange-
lista erigeva in una casa da essa, nel 1474, assunta in
perpetuo livello. L'A. sorregge l'ipotesi con un docu-
mento, l'atto constitutivo del livello. Questi non erano
i soli affreschi che decoravano il Capitolo ; tutti nel 1818,
quando la casa venne demolita, furono copiati dal pro-
fessor Luigi Pizzi e sono oggi ricostruiti, descritti,
illustrati dal prof. G. B. De Toni. L'A. non crede
gii affreschi del Mantegna, il disegno e il colore rive-

lano mani diverse; il Mantegna nel 1481 (è l'epoca
degli affreschi) era lontano da Padova.

Lo scritto ha la riproduzione di due affreschi. Le
descrizioni ne sono molto sobrie, ma mancano le ana-
lisi del loro stile e i riscontri con altre opere dei se-
guaci del Mantegna. V. L.

Luigi Locati : Breve compendio di storia
delle belle arti in Italia dalle origini fino
ai giorni nostri. Voi. 1 °, Pittura. Torino,
libreria editrice Salesiana, 1897.

È un modesto lavoro di compilazione, dice l'A.,
non di indagini storiche e di critica ; ma veramente il
lavoro di compilazione doveva avere il suo fondamento
almeno nelle sicure altrui indagini storiche. E invece
niuno avrà mai affermato che i pittori delle catacombe
supplivano « alla povertà e inesattezza del dipinto e
della ispirazione colle grandi proporzioni»; e niuno
avrà fatto merito a Costantino e a Giustiniano d'aver
dato i precetti dello stile bizantino ; e niuno avrà detto
che nel musaico cristiano campeggia « il fondo d'oro
a tinta cilestre». È incredibile che si possano mettere
insieme tanti errori, e basta aprire a caso il libro per
esserne convinti. A pag. 151, l'A. scrive che lo Zin-
garo, nato nel 1332 in Civita d'Abruzzo, dipinse nel
chiostro di San Severino a Napoli. (Dunque lo Zin-
garo sarà vissuto almeno 160 anni circa!); a pag. 164
si legge: «l'unica cosa che si conosca di Giovanni
Antonio Beltraffio, ricco gentiluomo milanese, è una
Nostra Donna fra San Giovanni e San Sebastiano»;
e a pag. 174: «Raffaello era padre amoroso per i di-
scepoli che lo seguivano a frotte di cinquanta quando
si recava ai suoi lavori»; e a pag. 212: « Giorgione
se anche paia un po' duretto, riesce tuttavia simpa-
tico», e « si guadagnò quell'appellativo di Giorgione,
precisamente col fare grandioso del suo dipingere,
oltre che per l'alta e robusta sua corporatura». E
tanto basta !

E. Panzacchi : Schifanoia. (Dalla Rivista
d'Italia, I, 7. Roma, 1898).

È un articolo scritto col consueto forbito stile dall' il-
lustre letterato, ma pieno d'inesattezze da capo a fondo.
Nella porta di Schifanoia vede le imprese, che non
ci sono, di Lionello d'Este; dice che le congetture
erudite e le conclusioni cavate circa le diverse parti
del dipinto, allogate a un pittore piuttosto che a un
altro, si contraddicono tanto! mentre oggi le contrad-
dizioni sono cessate in gran parte. Fa i nomi d'una
lunga serie di artisti, tra cui Piero della Francesca ed
Ercole Grandi, figlio d'Antonio Roberti (il Panzacchi
non fa ancora la distinzione tra Ercole Roberti ed Er-
cole Grandi); e di nessuno, afferma l'A., si esclude
in modo certo che abbia lavorato, o poco o molto,
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