L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 6.1903

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SCOPERTE ARTISTICHE IN ORISTANO

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Mariano, l’amicizia dei quali era ricercata dai
più potenti, dalla Republica di Pisa ai Reali
d’Aragona e di Francia, non avessero dovuto
mancane nella sede del loro governo quelle
manifestazioni artistiche che allietarono sempre
le vicende dei principi illustri e magnanimi.

Non che io, fondandomi sulle storie narrate
dalle pergamene d’Arborea, le quali una volta
per sempre è d’uopo rilegare fra i sogni e le
fantasticherie, per non dir di peggio, concepisca
le dimore dei giudici come ritrovi di squisita
ed intellettuale eleganza, dove per poco i nostri
migliori, dal Martini allo Spano, non facevano
aleggiare, come nelle corti del rinascimento,
l’umanesimo di Marsilio Ficino ed il gusto di
Lorenzo dei Medici; no; ma non ritengo d’altra
parte che in quest’isola con l’evento della Si-
gnoria d’Aragona abbia cessato senz’altro ogni
estrinsecazione d’arte toscana, quasi che il nuovo
regime politico avesse potuto rompere di un
tratto i rapporti commerciali ed intellettuali,
che, per ben due secoli, si svolsero fra la nostra
isola e la prospera repubblica del Tirreno.

Iniziai questo lavoro d’investigazione visi-
tando da prima minutamente la Chiesa di San
Francesco e l’annesso convento, presentemente
occupato in parte dai padri francescani e nella
rimanente porzione dalle truppe del distretto.

Questa chiesa, secondo i più reputati scrit-
tori ecclesiastici, era in origine annessa ad un
convento di benedettini, ai quali sin dal xxv se-
colo subentrarono i francescani, che tutt’ora,
benché indirettamente come officianti di una
congregazione religiosa o confraternita, ne hanno
la custodia.

Il convento architettonicamente non pre-
senta alcunché di notevole, avendo subito di
recente radicali trasformazioni che ne altera-
rono il primitivo aspetto. La chiesa è nuova e
venne costruita nello Scorso secolo coi disegni dell’ architetto Cima sull’ area dell’ antico
tempio, di cui rimangono pochi ruderi in un muro adiacente all’ingresso della caserma.
Benché si limitino a due arcate del primo ordine, questi avanzi sono sufficienti a darci una
idea dei pregi e della struttura architettonica della distrutta facciata. Il vano d’ingresso è
rettangolare, chiuso in alto dall’architrave, che poggia a fior di muro sui pilastri stipiti, ma
la struttura organica della porta è l’arco a sesto acuto a cordonate concentriche, poggianti
su fasci di colonnine dai capitelli vagamente scolpiti con arte gotica toscana.

Le arcate laterali, di cui una rimase intatta, sono meno ricche di sagome e poggiano
sui pilastri angolari, aventi agli estremi due colonnine raccordantisi, con l’intermezzo dei
capitelli, coi cordoni delle arcate.

Questi pochi avanzi architettonici hanno tale correttezza di linea e tale eleganza di
ornamentazione nelle fasce e nei capitellini da poter far ritenere che tutta la facciata dovea

L’Arte. VI, 3.
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