L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 6.1903

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A. NÈOUSTROIEFF

questa testa il nome del grande Masaccio; egli molto si avvicina a quella severità monu-
mentale, ma tanto nella tecnica quanto nella potenza suggestiva si palesa una forza gio-
vanile; nessun altro poteva creare simile quadro che Filippino Lippi, Filippino nel ternpo
in cui, sotto i diretti influssi di Masaccio, lavorava nella cappella Brancaccio. Infatti nella
cappella troviamo un tipo creato da Filippino che in alto grado si avvicina al nostro ritratto,
ancor più irresistibilmente bello: la faccia dell’angelo che libera San Pietro.

Fig. i. — Filippino Lippi: Ritratto

D’altra categoria, e da non potersi confrontare con quella descritta, è un’altra opera
fiorentina.

Il ritratto di donna (fig. 2) con la firma del Bronzino (a sinistra sotto) è ritenuto per
quello di Laura, a cagione del libro dei sonetti del Petrarca che ella tiene sulle ginocchia.
Ella è in veste nera scollata, con maniche violetto-rosse. Allo scollo si vede la camicia a
piegoline, sopra la quale una fine catena d’oro a nodi scende serpeggiante sotto il corsetto.
Sulla testa una cuffia grigia, con righe bianche, che copre la parte più bassa della pettinatura ;
sotto la cuffia è gettato un velo trasparente più chiaro, che copre la fronte e le orecchie.
Sulle due pagine aperte del libro è trascritto il sonetto XLI del Petrarca, in cui il poeta
« persuade Laura a non voler odiare quel core dond’ella non può più uscire », e che co-
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