L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 6.1903

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MISCELLANEA

2 I I

ciuolo a cartoccio, finemente intagliato. Su la cornice,
che limita l’altezza dei tramezzi e degli schienali, si
leva una ricca composizione, consistente in tredici
specchi incorniciati, scolpiti ad alto rilievo e separati
da pilastrini corinti, su cui poggiano le mensole che
sostengono il cornicione.

Le fotografie qui riprodotte, mi dispensano da ogni
descrizione.

Gli ornamenti degli specchi sono di sei differenti
trovate, le quali, perchè sopraccariche di fogliame trito,
di candelieri, vasi, fiori, putti, uccelli ed altri animali,
stancano un po’ l’occhio. Lo specchio del sedile cen-
trale, fiancheggiato da colonnine cilindriche, porta scol-
pita la scena dell’Annunciazione. Molto belli e quasi
tutti variati sono gli ornati dei quadretti, che stanno
fra i bracciuoli.

Dissero i vecchi del luogo che sul cornicione do-
vevano figurare le statue dei dodici apostoli con quella
di Gesù nel mezzo, le quali, per questioni insorte tra
l’artefice e il comune, non furono più collocate.

Questo magnifico mobile fu attribuito ad un tal Pe-
corari di Rivisondoli, 1 piccolo paese distante da Cam-
podigiove circa un’ora di ferrovia ; ma la notizia non
è appoggiata da verun documento.

Se si confronta quest’opera col coro della chiesa
della SS. Annunziata di Sulmona, lavorato nel 1577
da mastro Bartolomeo Balcone, romano e cittadino sul-
monese, 2 si trova molta analogia nella composizione
e nello stile dell’ornamento ; ma ciò, a mio avviso, non
prova che il coro di Campodigiove sia uscito dalla mente
e dalla sgorbia di questo artista. Quello dell’Annun-
ziata, come insieme e come linea architettonica, è più
corretto : gli ornati sono più equilibrati, più fini e me-
glio modellati. Una somiglianza quasi perfetta fra le
due opere sta negl’intagli delle cornici, nelle mensole
che reggono il cornicione, nei bracciuoli, nella scelta
dei mascheroni e delle testine decorative di tutto
tondo. Queste rassomiglianze fan
pensare che il mobile di Sulmona
abbia ispirato l’artista che lavorò
quello di Campodigiove, il quale
potrà essere stato uno scolaro di
mastro Bartolomeo.

A questo punto conviene ri-
flettere che nel 18 giugno 1602,
un tal Paolo Balcone, forse figlio
di Bartolomeo, riceveva cinquanta
scudi dai signori Procuratori della
Chiesa della santissima Annun-

1 A. Colaprete\ Monografia di Cam-
podigiove. Regno delle Due Sicilie, de-
scritto e illustrato. Stab. tip. T. Pansini.
Voi. XVI.

2 P. Piccirilli, Bartolomeo Balcone
di Sulmona, artista del secolo XVI ed
una sua opera- d’ intaglio su legno. Estr.
dalla Rassegna abruzzese, ann. I, n. i,
15 aprile 1897.

ziata di Sulmona per dare principio alla opera del orna-
mento dell’organo. 3 Chi sa che il coro di Campodi-
giove non sia stato lavorato da mastro Paolo? La
congettura, del resto, non mi sembra troppo arrischiata.

* * *

E giacché sono a parlare di opere in legno, mi piace
di ricordare che intorno al 1864 fu venduta dalla famiglia
De Vincentiis di Campodigiove, a un tal Giuseppe dal
Pozzo, capitano del 450 fanteria, una lettiera istoriata
pel prezzo di cinquanta piastre. Questo mobile, tutto
dorato e ridotto quasi in frantumi per i tarli, era get-
tato in una stalla. Il Dal Pozzo lo affidò all’intaglia-
tore Tamone di_ Torino, il quale lo trasformò in uno
scaffale per libri, nel modo come mostra questa ripro-
duzione, che vien pubblicata per la prima volta.

Il valente intagliatore torinese vi aggiunse il basa-
mento e il cornicione, uniformandosi allo stile del-
l’opera, la quale, senza dubbio, fu portata a compimento
nella seconda metà del xvi secolo.

11 capoletto, sagomato ad arco scemo, che si vede
nel fondo dello scaffale, portava vari episodi della
guerra di Troia. Eccone la descrizione, la quale tra-
scrivo da un ms. del defunto dottor Colaprete di Cam-
podigiove, appassionato cultore di studi archeologici
e storici: «... nella sua sommità era il consesso degli
dei, sedendovi Giove nel mezzo: il disotto rappresen-
tava l’entrata del cavallo di legno nella rocca di Troia,
lasciato dai greci per ingannare i troiani, i quali, per
introdurvelo, hanno demolito in parte la porta, al di là
della quale è rimasto collocato. Da uno sportello, si-
tuato a sinistra del ventre del cavallo, sono già discesi
i greci traditori ed altri vi sono affacciati. I soldati
greci, calati a terra con le fiaccole in mano vanno
incendiando Troia nella parte sinistra di essa porta,

3 P. Piccirilli, op. cit.

Chiesa di Sant’Eustachio presso Campodigiove
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