L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 6.1903

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

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— Pag-. 296.

Henry Bouchot : Un mazzo di carte da giuoco
lionesi recentemente scoperte (dell’anno 1470).

— Pag. 306.

Langton Douglas: Un pittore dimenticato. — Il
pittore è Stefano di Giovanni, detto il Sassetta. L’au-
tore ne delinea l’attività artistica e ne analizza con
acume le opere principali: la Natività delta Vergine di
Asciano, la Madonna con Santi dell’Osservanza, la Ma-
donna con Santi di Cortona, V Annunciata di San Pietro
Ovile a Siena, copia di quella di Simone Martini agli
Uffizi, e il Matrimonio mistico di San Francesco, che
si conserva a Chantilly, e faceva parte della grande
ancona di Borgo San Sepolcro, che i documenti dimo-
strano essere stata commessa e pagata al Sassetta.

Rileva quindi le peculiarità stilistiche del maestro e
accenna all’influsso da lui esercitato sulla nascente
pittura umbra e su i senesi suoi seguaci : Sano di
Pietro, Matteo di Giovanni, ecc.

— Pag. 353-

Roger Frey riproduce una Madonna col Bambino
e San Giovannino (un tempo, crediamo, nella colle-
zione Leuchtenberg di Pietroburgo, ora di proprietà di
Mr. AsherWertheimer)la quale per le sue caratteristiche
richiama il nome di Andrea Solario e il tempo in cui
questo maestro lavorava sotto l’influenza dei veneziani,
ma è firmata Antonius da Solario venetus f. Che
essa sia opera dell’Antonio Solario ritenuto autore degli
affreschi del convento dei Santi Severino e Sosio di
Napoli ?1

— Voi. II, n. 4. June 1903. Pag. 22 e fasci-
colo seg. pag. 167.

Herbert P. Horne: Un libro di ricordi di Alessio
Baldovìnetti, recentemente scoperto. — L’A. cercando

1 In una noia del fascicolo di giugno dello stesso periodico, il Be-
renson prende la parola su questa pittura, e dichiara di ritenerla
indubbiamente opera di Andrea Solario e similissima ad una Ver-
gine adorante posseduta dal doti. Richter, che sarebbe stata anche
essa eseguita da Andrea sotto l’influsso dei veneziani. Secondo il
Berenson, la pittura-di M.‘ Wertheimer non presenta alcuna analogia
con gli affreschi del chiostro dei Santi Severino e Sosio che gli scrit-
tori danno ad Antonio Solario, detto lo Zingaro. Egli inclina a cre-
dere che la scritta del quadro sia apocrifa (resterebbe a spiegarci
in questo caso perchè un restauratore o un antiquario sarebbe andato
a cercare proprio il nome di un pittore quasi ignoto e forse di pro-
blematica esistenza, quale quello di Antonio Solario veneto), oppure,
se la iscrizione è contemporanea, che essa sia stata posta da una
delle prime persone che ricevettero il quadro, e che questa, nello
scrivervi sotto il nome dell’autore, errasse sul nome di battesimo
dell’artista, e aggiungesse venetus per indicare soltanto che il quadro
era stato dipinto a Venezia. Come si vede, questa spiegazione è non
poco stentata ; tuttavia le caratteristiche stilistiche proprie di Andrea
Solario vanno tenute in grande conto. Certo è che la pittura del
signor Wertheimer ci sembra di grandissimo interesse, ricollegandosi
a uno dei problemi più oscuri e degni di studio: quello che si rife-
risce alla personalità artistica dello Zingaro e agli affreschi del
chiostro dei Santi Severino e Sosio a Napoli.

nell’archivio di Santa Maria Nuova un libro di ricordi
di Alessio Baldovinetti (libro di cui erano stati pub-
blicati alcuni estratti nel 1868 in un opuscolo per nozze
e di cui altri estratti l’A. aveva trovato tra le carte del
Milanesi nella biblioteca comunale di Siena) rinvenne
un quaderno (B) in cui si contengono nelle prime tre
carte sotto la data del 1470-1472 annotazioni di pugno
del Baldovinetti, e che è riempiuto in seguito con ap-
punti diversi relativi all’ospedale. Le annotazioni del-
l’artista riguardano le spese che egli veniva man mano
facendo per le pitture della cappella dell’altare mag-
giore di Santa Trinità a lui commesse da messer B011-
gianni Gianfigliazzi.

Dagli estratti dell’altro libro finora introvabile (A) ri-
sulta come il Baldovinetti dipingesse parecchie vetrate:
una per la stessa cappella in Santa Trinità, un’altra per
San Martino di Lucca, un’altra ancora per Sant’Ago-
stino di Arezzo. Purtroppo tutte queste finestre sono
andate distrutte, ma, d’altro canto, l’A., sebbene i
libri d’appunto tacciano a questo proposito, attribuisce
al Baldovinetti la vetrata sull’altare della cappella
Pazzi in Santa Croce. Traendola dagli estratti del
libro A Mr. Horne dà qualche notizia intorno all’an-
cona del Baldovinetti, oggi all’Accademia di Firenze, e
con la scorta degli appunti B fa qualche considerazione
relativa ai colori impiegati dall’artista negli affreschi
di Santa Trinità. Sventuratamente grandissima parte
di queste pitture sono andate perdute : restano soltanto
i quattro patriarchi della vòlta venuti in luce e restau-
rati pochi anni fa e riprodotti e illustrati in fine di questo
suo studio dal critico inglese.

— Pag. 51 e fase. seg. pag. 177.

Resoconto dell’esposizione dei pittori olandesi alla
Guildhall.

- Pag. 78.

Herbert Cook: Due pretesi Giorgione. — Ambe-
due appartenevano un tempo alla Galleria Leuchten-
berg di Pietroburgo e sono ora a Londra. La prima
pittura, che è una Madonna col bambino e appartiene
a M.r Salting è, secondo il Cook che la mette a con-
fronto con la Vergine cucitrice della Galleria Nazio-
nale di Roma, opera del Cariani. La seconda — un’Ado-
razione dei Magi che portava anch’essa nella galleria
russa il grande nome di Giorgione — appartiene ora a
Mr. Asher Wertheimer ed è molto simile ad un’Adora-
zione della National Gallery di Londra che era attribuita
un tempo al Savoldo e ora, più giustamente, a scuola
veneziana. L’A. crede che tanto questa come l’altra non
sieno anteriori al 1530: per le differenze che si riscon-
trano tra loro esclude che una sia copia dell’altra: e
getta là l’ipotesi che ambedue derivino da un motivo
giorgionesco.
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