L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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PAOLO D'ANCONA

Come è naturale, dopo aver provveduto ai libri letterari e scientifici, fu necessario
pensare a quelli liturgici che occorrevano pel culto. Nel Convento stesso si trovò chi li
potesse eseguire, essendo allora l’arte della scrittura e della miniatura in particolar onore
presso i frati predicatori per l’incitamento e l’impulso del Beato Giovanni Dominici, poi
cardinale di Santa Chiesa.

In un vecchio Libro di Ricordi, segnato di lettera A,1 frate Costantino, sindaco del
convento, notando le spese incorse per la fattura di questi corali, non ha mancato di lasciarci
i nomi di parecchi scrittori: Fra Jacopo Tedesco agostiniano, Don Antonio vallombrosano,
Fra Giovanni barbiere, Fra Giovanni francescano, e la sorella di Frate Alberto romito, la
quale pietosamente scrive amore Dei.2 Ma le partite maggiori riguardano Fra Benedetto
da San Domenico, sul quale dovremo adesso alquanto intrattenerci.

Fra Benedetto da San Domenico, detto anche del Miogello, fu fratello maggiore del-
l’Angelico e da una tradizione fallace quasi accomunato con lui in una medesima aureola
di gloria. Il padre Vincenzo Marchese ci narra della sua familiarità con Sant’Antonino,
il quale gli dava le maggiori prove di considerazione, invitandolo spesso anche a divider
seco il governo della comunità religiosa. All’ epoca poi dei lavori iniziati a San Marco
«il magnifico Cosimo dei Medici, al quale era ben noto il merito di lui nell’arte di allu-
minare i codici e i libri del culto, l’anno 1433 diede il carico a fra Benedetto di scrivere
e miniare tutti quelli della chiesa e della sacristia di San Marco; ed egli, con l’aiuto di
alcuni suoi religiosi che erano eccellenti calligrafi, tutti li condusse a termine, uno eccettuato,
nello spazio di cinque anni: fatica che importò la somma gravissima di ben 1500 ducati ».3
Aggiunge anche il padre Marchese che il frate morì nel 1448 a Fiesole, mentre reggeva il
convento di San Domenico come priore.

Se non del tutto erronee sono le notizie biografiche che riguardano il nostro frate, una
terribile confusione regna invece per quanto riguarda la sua attività di calligrafo. Il Vasari
infatti, quando parla di certi libri miniati dall’Angelico per San Marco, non si perita di
aggiungere che « a far questi fu aiutato da un suo maggior fratello, che era similmente
miniatore e assai esercitato nella pittura».4 Le notizie vasariane furono con poche varianti
accettate dal padre Marchese, il quale affermò che esistono in San Marco i libri miniati da
Fra Benedetto, cioè quei medesimi attribuiti dal Vasari all’Angelico, quattordici secondo glj
Annali del Convento, o meglio venti, per essere stati alcuni divisamente rilegati. Convalidate
dall’autorità del dotto storiografo domenicano, tali notizie furono da tutti senz’altro prese
per buone, si ripeterono in tutte le monografie, e anche Fra Benedetto andò a raggiungere
la ipotetica schiera degli artisti foggiati dalla leggenda, finché nel 1878 il Milanesi sfatò la
tradizione fallace colla scoperta dei documenti comprovanti che i minii de’ corali di San Marpo
non erano affatto opera del maggior fratello dell’Angelico, ma per la maggior parte erano
stati eseguiti dal 1446 al 1450 da Zanobi di Benedetto Strozzi, in collaborazione con Filippo
di Matteo Torelli, il quale ultimo però solo aveva atteso alla ornamentazione dei fregi.s

Perplesso dai nuovi documenti a lui gentilmente comunicati dal Milanesi, il padre Mar-
chese aggiunse nella quarta edizione dell’opera sua un Supplemento,5 6 ove rettificò le notizie
già date, confessando che alla sua narrazione erano stati di scorta gli Annali del Convento,
scritti dal padre Roberto LTbaldini, discepolo e segretario del Savonarola. Fu l’Ubaldini
infatti il primo a qualificare Fra Benedetto come « excellentissimus non modo suorum, sed
et plurimorum temporum scriptor et miniator, cuius marni, litteris, cantus nota et minio
sunt omnes fere libri chori huius ecclesiae Sancti Marci ».

' Questo libro si trova adesso alla Mediceo-Lau-
renziana nel fondo di San Marco, e reca il n. 902. In
esso troviamo registrate le spese fatte dal convento
dal 1445 al 1493.

2 Cfr. P. Vincenzo Marchese, op. cit., t. I, pa-
gina 518.

5 Cfr. P. Vincenzo Marchese, op. cit., t. I, pa-
gina 217.

4 Vasari, ediz. Sansoni, II, pag. 505.
s Vasari, II, pag. 528 in nota.

6 P. Marchese, op. cit., I, pag. 515 e segg.
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