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L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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Fasc. 1
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Venturi, Adolfo: La scultura dalmata nel XV secolo, [1]
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https://doi.org/10.11588/diglit.24153#0072

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LA SCULTURA DALMATA NEL XV SECOLO

INGO le rive della Dalmazia, ove rugge ancora su le co-
lonne onorarie, sulle porte delle città, sul fronte degli
edifici monumentali, l’alato leone di San Marco, che
tiene tra gli artigli il vangelo della civiltà veneziana,
l’arte ricorda l’Italia madre e testimonia del rigoglio di
tempi felici. Tutto quanto là è nobile e bello, fu vita
della nostra vita. Dalle botteghe di Toscana, dalle offi-
cine veronesi e veneziane, s’educarono i petrarì, che
portarono artistiche magnificenze da Fiume oltre le
bocche del Cattaro ; e di Dalmazia tornarono a rendere
tributo d’arte al continente, Giorgio da Sebenico, Gio-
vanni da Traù detto il Dalmata, Luciano e Francesco
Laurana, Paolo di Ragusa, ecc. La loro opera e quella
de’ conterranei è nota meno di quanto si pensi, perchè
pochi visitano le terre dalmate, e pochi sanno de’ tesori
di bellezza che là si schiudono al sole, in vista del mare Adriatico.

Prima che Giorgio da Sebenico portasse a questa città da Venezia le forme rinnovate
dell’arte, lavorò sin dal 1431 nel duomo sebenicense Antonio di Pier Paolo dalle Masegne,* 1
ripetendo vecchie forme dall’espressione stereotipata, dal movimento rattrapito. Staccò a fatica
le mani dai fianchi o dai busti delle sue figure coperte come di panni imbottiti. L’energia
paterna venne meno nell’arte del figliuolo decadente, il quale fu poi licenziato dai procu-
ratori della fabbrica della cattedrale di Sebenico, insoddisfatti dell’opera sua. Migliori sono
le statuette che si veggono nel duomo di Zara, sui pilastrini che dividono in parti il ma-
troneo, gotiche nelle vestimenta calligrafiche, più sviluppate nel modellato delle teste ; ma
nè dello scultore di esse, nè di altri veneziani Lorenzo Pincino e Antonio Busatto2 conviene
qui tener conto. Nè possiamo trattenerci intorno a Bonino da Milano che fece in Sant’Ana-
stasio di Spalato, vuoisi nel 1427,3 l’arca di San Doimo, fornendo a Giorgio da Sebenico
il modello per l’altra arca a riscontro ; nè del diligente e accurato maestro goticizzante
che scolpì il pulpito alla veneziana in San Francesco di Ragusa, e dell’altro maestro che
al principio del '400 eseguì finemente un sarcofago sul tipo di quelli veneziani nel chiostro
annesso a quella chiesa, o dei tagliapietra che costruirono il chiostro medesimo ricordati
in una lapide sepolcrale apposta ad un pilastro angolare di esso, o infine di quel arcaistico
Niccolò da Venezia che scolpì la lunetta della chiesa di San Domenico a Traù. Tutte le

1 Graus G., Il duomo dì Sebenico, in Nuovo ero- cense, in Rivista Dalmatica, anno IV, fase. 1, 1907.
nista di Sebenico, V, Trieste, 1897-98. 3 Fosco A., La cattedrale di Sebenico e il suo archi-

1 Mjagostovich Vincenzo, Per un diario sebeni- tetto Giorgio Orsini detto il Dalmatico, Sebenico, 1893.
 
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