L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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LA SCULTURA DALMATA NEL XV SECOLO

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Niccolò fiorentino; e suoi sono parecchi tra i putti
che escono con faci nell'alto zoccolo della cappella,
da porticelle socchiuse come di sepolcreti. Si distin-
guono dagli altri per la riflessione più diretta dell’arte
donatelliana. Sono più fanciulli degli altri, più variati
di atteggiamenti e più sinceri. Un fanciullo esce dalla
porticina con una grossa face spenta e ci soffia su per
riaccenderla (fig. 5) ; un altro si porta la mano agli
occhi come offeso dalla gran luce della vampa serpeg-
giante della sua fiaccola (fig. 6) ; un terzo par che
esca furtivamente dalla cella sepolcrale (fig. 7); un
quarto par che s’arresti a guardare e ad ascoltare (fig. 8).

Presso a questi appaiono più materiali gli adolescenti
che escono dalle porticelle con passo marziale (fig. 9-12),
come per assalire o offendere, tutti in atto di tener pig_ r, __ Niccoiò fiorentino

similmente le faci come armi in resta. Ce ne sono Mensola dell’architravedella porta Maggiore
altri diversi da questi due gruppi, opera de’ seguaci Traù, Cattedrale

di Niccolò fiorentino, cui appartiene la prima specie,

e di Andrea Alessi, cui si può ascrivere la seconda. Da tutto quanto abbiamo indicato esce
ricostruita l’ignorata figura dello scultore Niccolò Cocari da Firenze, non indegno di ricordo
e di studio. Da Traù si recò a Spalato, e là, alla fine del 1472, si accinse, insieme con
l’Alessi, a restaurare il campanile del Duomo di quella città. Nel 1477, il i° di luglio, tu
scelto a successore di Giorgo da Sebenico nel continuare la costruzione del duomo sebe-
nicense.1 Dopo non si fa più ricordo del fiorentino apportatore in Dalmazia dell’arte pa
dovana.

Tuttavia vi sono monumenti che ancora fanno testimonianza dell’arte sua. A Traù
dovette essere chiamato ad eseguire altre sculture, e là era domiciliato nel 1477, quando ebbe
invito dai procuratori del Duomo di Sebenico a dirigerne i lavori. Nel contratto che fu
allora stipulato gli si dette facoltà di attendere ad altre sue fabbriche per la durata di due
e tre mesi ancora; e le fabbriche dovevano essere quindi già inoltrate, e nel luogo stesso
del suo domicilio. Di lui sono le mensole che reggono l’architrave della ricchissima porta
romanica del duomo di Traù (fig. 13), adorne da putti vivaci, in una faccia intenti a reg-
gere, quali cariatidi, il peso sovrastante; nell’altra pronti a sfuggire dal giogo. Gli appar-
tengono pure i medaglioni con angioli recanti il cartello col motto NOSCE TE IPSUM
sull’altissimo architrave della porta del palazzo Cippico (fig. 14). Probabilmente quelle figure
furono eseguite nel primo tempo in cui Niccolò fiorentino stette a Traù, poi che tutto il
resto della porta, opera d’altri, corrisponde alle forme gotiche invalse per opera di Giorgio
da Sebenico e'portate a Traù dal suo discepolo Andrea Alessi. Ricordiamo anche che alla
stipulazione del contratto per la cappella Orsini, Niccolò fiorentino, assente, fu rappresen-
tato da Coriolano Cippico ; e che questi fu il rinnovatore del palazzo, come si apprende da
un’iscrizione all’interno di esso, con la data M CCCC • LVII. Vi erano dunque difatti i
rapporti tra l’artista e il Cippico, quali l’arte permetteva di supporre.

A Traù, nella Torre dell’Orologio, a destra del tondo finestrone vi sono due angioli (fig. 15)
che sostengono uno stemma, con entro una gran zampa crestuta di gallo, stemma che si
rivede a Sebenico, proprio nella mensola dell’arco esterno dell’abside minore a destra.
E quello stemma di Traù appartenente a Niccolò fiorentino ci è di guida a riconoscere
questo maestro nel coronamento dell’absidiola suddetta (fig. 16), in cui le forme classiche
si sostituiscono alle gotico-fiorite di Giorgio da Sebenico. A lui quindi possiamo attribuire

! Antonio Giuseppe Fosco, La cattedrale di Sebenico ed il suo architetto Giorgio Orsini, Sebe-
nico, 1893.
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