L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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LA SCULTURA DALMATA NEL XV SECOLO

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tre guerrieri ignudi con lance e scudi ; putti suonanti alla corsa ; un’atleta che abbraccia e
bacia sulla fronte una donna ignuda, mentre un gnomo alato fugge via. Le piccole compo-
sizioni sono eseguite come in creta, facilmente e rapidamente ; sembrano abbozzi di plac-
chette fissati nel bronzo invece che nel marmo. Ma non abbiamo alcun dato per determi-
narle come di Paolo di Antonio di Ragusa. Si pensa naturalmente, come abbiamo detto,
a lui, al lavorante donatelliano, nel vedere la porta del palazzo de’ Rettori nella città che
gli dette i natali; ma perchè, se egli fosse stato a lavorare colà i Rettori della città nel 1452
tenevano stipendiato Pietro da Milano, e poi chiamarono Michelozzo e Giorgio da Sebe-
nico? Potrebbesi anche domandare se egli si sia recato al suo paese insieme con Pietro di
Martino da Milano, il quale quando certa identificazione fatta da v. Fabriczy sia ben sicura,
sarebbe quel Piero di Giovanni di Martino da Como scarpellatore che lavorò a Padova
nel 1447, nell’anno stesso in cui lavorava colà, pure per la Chiesa del Santo, Paolo di An-
tonio raguseo. Che questi poi abbia avuto rapporti con Francesco Laureana potrebbe sup-
porsi pensando alle due medaglie da lui gettate, una di Alfonso d’Aragona, l’altra di Fede-
rigo da Montefeltro, eseguita, checché pensi l’Armand, quando il conte d’Urbino ebbe il
titolo di duca, cioè nel 1474. I due artisti forse si trovavano a Napoli, prima al servizio ara-
gonese e quindi a Urbino, sulla fine di quell’anno. Altro non possiamo supporre dello scolaro
di Donatello, del medaglista che lavorò a Napoli e ad Urbino, oggi forse confuso insieme
con tanti nell’indicazione generica di scuola donatelliana.

Adolfo Venturi.

L’Arte. XI, 17.
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