L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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MISCELLANEA

grande del vero, uno dei quattro pistilli mediani, e,
circondandolo di vetro del colore generale del fondo,
costituirà un corpo parallelopipedo allungato, facil-
mente riducibile al giusto spessore mediante tiratura
longitudinale, quando il vetro ancor malleabile. Ta-
gliata poi detta verga in quattro segmenti ed uno ad
uno ferruminati insieme nel senso della lunghezza si
avrà il nucleo centrale del disegno.

« Con lo stesso procedimento gli sarà quindi age-
vole l’eseguire gli altri elementi che per coesione in-
corporati secondo l’ordine del disegno formeranno un
corpo solo vergiforme, mostrante all’estremità il mo-
tivo voluto, riducibile anche in proporzioni minime,
qualora il vetro ancora erubescente, si tiri fino a ri-

durlo a spessore capillare. La verga cosi ottenuta,
come appena solidificata potrà essere suddivisa in la-
mine moltiplicando in tal guisa gii esemplari che sa-
ranno fra loro perfettamente identici in ogni partico-
lare '».

Tale all’incirca è l’odierno metodo di fabbricazione,
che per quanto riguarda la tecnica non certo è dis-
simile dall'antico, se non che i risultati stilistici sono
al contrario un misero esponente del decadimento
artistico delle moderne arti industriali.

* *

Le reliquie dell’antico magistero, esumate da mani
inconscie, sono affatto prive di alcun elemento sto-
rico che l’esame delle circostanze dei ritrovamenti
avrebbe potuto fornire, tuttavia la copiosa varietà di
motivi del materiale ha supplito a tale assenza, onde
mediante l’analisi stilistica ed iconografica sono an-
dato formulando alcune conclusioni in attesa che ul-
teriori indagini possano confermare o modificare.

Procedendo in ordine nella disamina delle raffigu-
razioni notevoli, s’incontreranno:

I. Effigie, aperta la bocca ridenle, del dio Bes
dalla barba ravviata e bipartita alla guisa fenicia (fig. 3).

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II. Testa barbata di Sileno incoronata di racèmi
(fig- 4).

III. Volto di baccante il cui aspetto rigido sa di
castigatezza jeratica.

IV. Ibis ; Sparviero.

V. Protome d’jena (fig. 5).

VI. Aquila con le ali dispiegate e la folgore sotto
gli artigli.

VII. Fregio di festoni floreali legati da vittae.

Vili. Capitello jonico.

IX. Frammenti di motivo ornamentale a fiori di
loto e foglie di papiro.

X. Rosone geometrico (fig. 6).

XI. Bordure a ornamentazioni de! tipo vasco-

lare attico ; alcune con varietà di kymation.

XII. Serie di simboli egiziani.

Avvi inoltre, unico esemplare - o certamente ra-
rissimo - un vago di smalto portante su campo vio-
laceo in caratteri gialli la scritta: NEIKA | HEICIC 1
(= lNtx.7] iòti, equivalente alla forma latina Isis vic-
trix).

Altra epigrafe non meno importante (fig. 7), espressa
in caratteri geroglifici sopra una tesserula di smalto
turchiniccio reca la crux ansata (simbolo di vita) e
gli scettri a testa di cucupha (simbolo di purezza) si-
gnificanti nel complesso « anch uas » cioè vita pura
(motto augurale comune nelle varie epoche dell’anti-
chità egizia).

Sono di per sè, tanto la prima, acclamante alla
myrionima dea, come l’augurale, più per valore pa-
leografico che per intrinseco significato, impliciti do-
cumenti della lor propria pertinenza greco-egizia, at-
tribuibile altresì a gli esemplari surriferiti, i quali
offrono raffigurazioni mitologiche e flora e fauna proprie
dell’Egitto.

A confermare infatti la derivazione egiziana sono

1 Per esigenza tecnica l’iscrizione da un lato del vago è in-
vertita.
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