L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 11.1908

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MISCELLANEA

Smalti Alessandrini. — Spesso l’opera di assidua
ricerca del collezionista, intenta a racimolare minime
cose frammentarie sparse qua e là nella vicenda dei
secoli, può svelarci compendiose visioni di bellezze
scomparse. Parmi infatti veder un lembo del meravi-
glioso periodo alessandrineggiante, iniziato imperando
Adriano, nell’esaminare una magnifica raccolta - og-
getto del presente studio preparatorio - composta circa
un ventennio facon diuturna sagacia da un occultatore
collezionista.

Gli oggetti ond’essa è costituita, pertinenti, in gran
parte, a romane escavazioni, consistono in lamine
vitree di varia forma perimetrale, recanti alla super-
ficie in vividi colori, fregi, rosoni, maschere, animali,
ornati floreali, festoni, disegni geometrici e ogni va-
rietà di motivi ciecoramentali, quasi dalla mano esigua
della natura con tale finezza espressi da richiedere la
lente per gustarne ogni minuzia. Dette raffigurazioni,
conteste unicamente di paste vitree, or traslucide,
or opache e di tutte le gradazioni della gamma,
lungi dall’essere rese sopra metallica superficie e cir-
coscritte da castone, come negli smalti bizantini, com-
penetrano invece a perpendicolo il corpo vitreo su
cui campeggiano e riappariscono quindi integre in
ogni particolare dall’altra parte del medesimo, onde,
sezionato in esilissime lamine in direzione parallela al
piano di ornamentazione, si avrebbero, verisimilmente,
altrettante repliche del disegno stereotipo. 1

Di tale singolare magistero che richiamò primiera-
mente l’attenzione del Caylus nella sua Rectteil (Pa-
ris, 1752 ; T. I, pag. 293 e segg.), ove dedica alcune
pagine a congetturale investigazione tecnica, scarsa è la

1 Gli esemplari della peculiare arte vetraria come si rinvengono

nella terra sono all’esterno alterati dall’umidore che variamente
agendo sui singoli colori di varia natura chimica, alterandoli, muta
loro l’effetto cromatico se non l’ossidazione rende addirittura inin-
telligibili i motivi. Ma la loro intrinseca struttura è tale non solo
da tollerare la ruota del lapicida, che esportando la parte decom-

posta restituisce loro l’antico valore di toni, ma altresì la sega che
sezionandoli, quando lo spessore lo permetta, li duplica.

Inerenti le particolarità tecniche, vari sono gli appellativi attri-
buiti agli smalti : volgarmente sono detti con frase avverbiale a
passare e più di frequente a miniatura o a musaico.

bibliografia. Il Reifstein - consigliere imperiale russo -
iti una lettera Sopra i lavori di vetro degli antichi, 1
diretta al Winckelmann ne descrive due esemplari limi-
tandosi a rilevarne la bellezza e la singolarità della
tecnica. A sua volta il Winckelmann nella Geschichle
der Kunst dès Altertums (T. I. pag. 80 e segg. dell’ed.
Prat. delle sue Opere), poco aggiunge a quanto il pre-
detto autore gli ebbe riferito. Procedono quindi dalle
scarse notizie, dei settecenteschi archeologi, quelle di
non maggiore importanza nelle opere del Raoul-Ro-
chette 2 e del Fròhner 3 che sono le uniche ove si
parli, benché brevemente, in senso specifico del nostro
genere di vetreria tanto poco conosciuto.

* * «■

Non superfluo, anzi necessario al proposto tema,
onde dare un esatto concettc della struttura degli
smalti in argomento, stimo il riferire il processo di
di loro fabbricazione che nella prima metà del secolo
scorso è stato svelato dalle vetrerie muranesi, conti-
nuatrici già nella Rinascenza di altre gloriose tradi-
zioni romane. 4

L’ ingegnoso procedimento basato sulla duttilità
del vetro in via di fusione è come segue :

« Sia, p. e., il disegno fig. 1 un modello da ripro-
dursi.

« L’artefice anzitutto scomporrà idealmente il rosone
ornamentale in elementi semplici (fig. 2) onde ese-
guirli a parte con il concorso della lampada ossidrica
e di quanto occorre per la filatura degli smalti mu-
sivi. Cominciando dall’elemento meno complesso, egli
plasmerà una verga la cui sezione rappresenti, più in

1 Edita negli Studien di C. Daub e F. Creuzf.r, Frankfurt,
1805; Voi. V, pag. 779 e segg.

2 Peint, Antiq. Ined., Paris 1836; pagg. 382-83

3 La Verrerie antique, pag. 53 e seg.

4 Molteplici esperienze furono precedentemente tentate, ma
senza successo, anzi il cardinale Albani par ne fosse iniziatore
(V. nota X17 nel T. I delt’ed. Prat. delle Opere del Winckelmann).
Ma solo nel 1845 a Murano lo Spaccarelli rintracciava il segreto
deila morta industria. Egli nelle sue prime produzioni ritrasse con
singolare maestria, nello smalto, l’effigi dei più grandi uomini po-
litici dell’età sua.
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