L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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GIUSEPPE WILPERT

delle cinque ultime rappresentazioni va quindi da destra a sinistra e non al contrario, come
si concluderebbe dalle altre. Nel prossimo vano si vede il Salvatore che apparisce agli apo-
stoli in assenza di San Tommaso ;1 segue la Pesca miracolosa sul mar di Tiberiade, 1 2 San Tom-
maso convinto, e nell’ultimo vano infine sarà stata rappresentata l’Ascensione di Cristo in
una forma simile all’avorio di Monaco. 3

Tutti questi affreschi sono, come ho detto, accompagnati da iscrizioni che li spiegano
e che, per la maggior parte, si distinguono in modo considerevole dalle più antiche nella
forma delle loro lettere. Sulle pitture dal tempo anteriore a Giovanni VII le lettere sono
ordinariamente sottili e alquanto trascurate ; manca loro pure il segno noto per il dittongo
OY che, data l’influenza del latino, viene reso col OV. Una volta quel segno si trova
preparato, nel rotolo di San Leone; poiché vediamo sopra l’O della prima riga un piccolo
V. 4 Sulle opere di Giovanni VII il segno si trova già regolarmente. Le sue iscrizioni ad
eccezione di due o tre si distinguono per una perfetta calligrafia: le lettere sono formate
di aste grosse e sottili, sono tonde e regolari, in una parola: belle. Esse ci forniscono perciò
un mezzo pregevole per aggiungere agli affreschi certi di Giovanni VII alcuni altri, la cui
derivanza potrebbe altrimenti essere dubbia, per es. quelli sulla parete esterna dell’Oratorio
dei Quaranta e quelli nella Cappella a destra dell’abside. Di questi riproduciamo la pittura
principale che rappresenta sei santi contrassegnati col nome, un tappeto e la croce di gemme
colle lettere in parte sbiadite: IC | XC — 0V | VC — NI | KA (fìg. 14). La fila dei santi si
compone di due laici, due preti e due monaci. I nomi dei cinque primi erano, col solito
appellativo e la croce, scritti a sinistra del nimbo, in maniera di formare un T ; per il sesto, il
cui nome finiva in AC, la scritta fu divisa, per non lasciar vuoto lo spazio a destra del nimbo. 5
Spiccano i due santi monaci, l’ignoto Barula (?) : f O Al'IOC BAPOVA[AC], 6 col cappuccio
crocesegnato, c Dómezio: j O AlTOC AUMliT[I]C, il quale dal diadema che cinge i suoi lunghi
capelli, si manifesta per il figlio di Valentino, re leggendario di Atene. 7 Sulla facciata del-
l’Oratorio vediamo, oltre il frammento summentovato di .San Leone col suo rotolo, avanzi
di una Theotokos sedente tra angeli ed un Papa, 8 medaglioni con Santi orientali, tra i quali
Sant’Euthymios (f O Al’[IOC] — EV(-)YM[IOC] ha ancora il suo nome; la sua testa benis-
simo conservata fa riconoscere la mano dell’artista, che ha dipinto i Dottori della Chiesa
sulla parete dell’abside (fig. 2).9 L’affresco a destra dei medaglioni, la Discesa di Cristo al
Limbo è solamente danneggiato un poco nella parte superiore; Cristo circondato da un

1 Giov., 20, 19 e seg. Nel Rushforth (56): Charge
to Peter.

2 Grov., 20, 26 e seg.

3 La Discesa al Limbo che segue immediatamente
la Crocifissione nel ciclo dei musaici, non fu rappresen-
tata qui a causa dell’ isolamento dell’affresco della
Crocifissione ; Giovanni VII lo collocò invece sulla
facciata dell’Oratorio dei quaranta e nel passaggio
della salita che conduceva alla sua residenza costruita
al disopra della basilica.

4 Merita di essere notato il fatto che il pittore nel
nome KVRI.COM sull’affresco dei 40 martiri (fig. io)
invece di cambiare il V in quel segno, ha introdotto
un piccolo O fra le due prime lettere. Da ciò possiamo

forse concludere ch’egli non l’ha conosciuto.

s II modo di apporre la scritta è diverso per cia-
scuna delle due altre file di santi; in quella della pa-
rete di fondo i nomi coll’aggettivo Al'IOC sono scritti

orizzontalmente al di sopra dei nimbi, e in quella del-

l’ingresso per i primi tre, a sinistra, per i tre ultimi,

a destra del nimbo. Il santo del centro ora distrutto
deve quindi aver avuto la metà della scritta a sinistra,
la metà a destra del capo.

6 La quarta lettera del nome è il solito segno per
il dittongo OY dal Rushforth (77) preso per un X.

7 Domezio aveva un fratello, pure monaco, di nome
Massimo. La loro Vita, in gran parte un tessuto di
favole, fu pubblicata dall’E. Amélineau ( Vies des saints
Maxime et Domèce, in Annates du Musée Guimet, XXV,
268 segg.). Il Rushforth (78) prese il diadema per un
copricapo, vedendo san Domezio nel monaco accanto.
Un simile sbaglio commise egli nella descrizione della
figura di san Giovanni, il quale non ha un copricapo,
ma una capigliatura identica a quella di san Sebastiano,
da me pubblicato nei Métanges, 1906, 18.

8 II Rushforth (no) qui, non ha potuto nulla di-
scernere.

9 È incomprensibile come il Rushforth (no) potè
vedere in questa testa «lo stesso stile» dell’affresco
della navata laterale sinistra (fig. 20).
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