L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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LIONELLO VENTURI

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nelle opere del Caravaggio. Ma l’inesperienza giovanile, c giovanissimo egli doveva essere,
se si tien conto dell’aspetto quasi sessantenne ch’egli assunse quando realmente o non supe-
rava o superava di poco i 40 anni, come si vede nell’autoritratto di Firenze, l’inesperienza
giovanile può spiegare la superficialità dell opera. Ch’egli da giovane facesse ritratti, sin
dalla sua dimora a Milano, ce lo dice espressamente il Bellori. E se si ammette, cosa per
noi non dubbia, che il Caravaggio sia il rappresentato ; e che, quando egli fu ritratto, contasse
circa 20 anni, a seconda delle sopradette considerazioni; noi dobbiamo datare tale opera circa
il 1580-90. Ora, noi non sappiamo immaginare che in quel decennio in Italia vi fosse alcuno
che non seguisse nessuna delle correnti cinquecentesche, che si ponesse con tanta sincera
bizzarria davanti al vero, e non fosse il prossimo riformatore della pittura, Michelangelo
stesso. Infatti se la scritta mancasse, se non sapessimo chi fosse l’effigiato, credo che tutti
i conoscitori attribuirebbero il ritratto a un imitatore del Caravaggio, e lo daterebbero
circa 1610-20. Ma tale conchiusione, anche non tenendo conto della scritta, giunge all’assurdo
perchè un imitatore del Caravaggio l’avrebbe ritratto nell’aspetto conosciuto, molto più
vecchio, quale le stampe ce lo hanno tramandato, e non gfiovane ventenne.

Se tali considerazioni ci portano a ritenere autentica l’opera, e quindi anche la scritta,
la dedica al Sansovino serve a confermare le allusioni veneziane del Bellori e dello Zuccari.

E anzitutto chi è questo Sansovino? Il Saccà 1 ritiene che sia Erancesco figlio di Jacopo.
Ora Erancesco nacque nel 1521 e morì nel 1583.1 2 Ritenendo la data della nascita del Merisi
anteriore al 1569, per le considerazioni sopradette, non è da escludersi che si tratti di Fran-
cesco. Ma se non Francesco, il Sansovino citato nella scritta può essere soltanto Jacopo
figliuolo di F'rancesco, tissociato dal padre nelle sue imprese editoriali, nato nel 1558 e
morto nel 1609. Che si tratti dell’uno o dell’altro di questi due è indifferente per la nostra
conchiusione, che vuol essere solhmto questa, che il Caravaggio eseguì quest’opera a Venezia,
dove f'rancesco dimorò nella seconda parte della sua vita e Jacopo junior, sempre, per quel
che sappiamo.

Oltre che essere una probabile conferma all’asserzione del Bellori circa la dimora del
Caravaggio a Venezia, quest’opera è dunque quella che può ritenersi la più giovanile del-
l’artista fra tutte quelle conservate.

Del resto che il Caravaggio abbia ripetuto in parecchie sue opere motivi artistici vene-
ziani è dimostrato con opportuni raffronti dal Kallab.3 Se non che il Kallab rifiuta recisamente
le affinità ammesse per tradizione, di lui con Giorgione, per cogfierne altre con Tiziano, con
Paolo Veronese ecc. E in questo io dissento. Ben più che qualche ricordo tizianesco è impor-
tante il carattere dell’arte caraveggesca, per il quale egli risuscita motivi propri dell’arte
giorgionesca ; per esempio: le mezze figure, i concerti, il fondo unito, quando non sia pae-
sistico, gli atteggiamenti delle figure più diretti a mostrarle in posa che non ad effettuarsi
in un’azione. Tutto ciò dalla retorica post-giorgionesca fu messo in dimenticanza per la ricerca
di più grandiosi ideali ; e se fu talora mantenuto non costituì che un piccolo ruscello di
fronte all’imponente fiume tizianesco.

Nella smi ribellione a qualsiasi retorica, il Merisi ritorna a quelle primitive fonti; e
soltanto dopo di lui, e sotto il suo influsso, si ebbe nel Seicento a Venezia quel rifiorimento
giorgionesco che trovò il suo massimo rappresentante in Pietro della Vecchia.

* * *

A Roma, il Caravaggio si mise a dipingere quadri sacri, quadri di genere e fiori, il
Bellori sapeva che il cav. D’Arpino, il quale prima che giungessero i Caracci teneva il campo
della pittura a Roma, prese con sè il Caravaggio perchè gli dipingesse fiori e frutta. E

1 Op. cit., 1906, pag. 63. vino, cfr. Cicogna, Iscrizioni veneziane, IV, pag. 32-40.

2 Per queste e per le successive notizie sui Sanso- 3 Op. cit., pag. 291.
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