L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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ROBERTO RAPINI

e xv secolo, 1 richiamarono già da tempo l’attenzione
degli studiosi inglesi di storia dell’arte. Fino dal 1746
il dott. Stukeley nel n. II a pag. 52 della Palaeogra-
phica Britannica pubblicò una tavoletta in alabastro
con la testa di San Giovanni Battista; in seguito di
altre tavolette consimili parlò, brevemente illustran-
dole, Albert Way2 ed uno studio più completo ne
dette il Richardson 3 * circa la metà del secolo scorso.
Egli raccolse notizie intorno ad alcuni marmorari dì
alabastro che lavorarono a Burton-upon - Trent alla
fine del regno d’Elisabetta ; riuscì così a stabilire che,
tanto a Burton quanto nei luoghi della Needwood

Fig. 9 — L’Adorazione de’ Magi
Londra, British Museum — (Galvanopl. del R. A. L).

Forest, dove l’alabastro abbonda, e ad Elvaston nel
Derbyshire, il raro materiale scultorio si cavava in
grande quantità e si lavorava molto per tombe, mo-
numenti funerari e polittici tanto che in quelle regioni
è rara la chiesa che non contenga tombe od effigie di
alabastro; riferì infine che nel 1850-51, procedendosi
ad una esplorazione in una cava d’alabastro a Chel-

1 E. S. Prior, History of Gothic Art in England. London 1900.
— Ed. S. Prior and Arthur Gardner, English Medieval Figure-
scnlplnre {Archiledurai revìew, 1904-05).

2 Way Albert, On thè lablets of thè Royal Archaeological
institute ecc. ( The Archaeological Journal, 1871, XXIX, pag. 13).

3 Richardson Edward, Notices of thè Medieval Sculp tur e and

w.orkings in A labaster in England ( The Archaeological Journal,

1853. lune, n. 38.

laston, già usata in tempi antichi, furon trovati alcuni
utensili da marmorari ed una bella tavoletta d’alaba-
stro non completamente finita.

Rimaneva quindi affermata la provenienza da cave
e da scultori inglesi di queste tavolette d’alabastro :
ma l’Hope in tre suoi diligentissimi studi, pubblicati
a qualche distanza di tempo l’uno dall’altro, giunse
a determinare meglio ed anche a datare questa fiori-
tura d’una estesissima lavorazione di tavolette d’ala-
bastro, tale da costituire l’industria di una intera re-
gione.

Egli richiamò prima di tutto l’attenzione sopra nu-
merosi esemplari di tavolette d’alabastro, quasi tutte
repliche di uno stesso modello, chiamate Teste di San
Giovanni ;1 determinò che esse non rappresentano una
variante della messa di San Gregorio, come s’era cre-
duto ; che la più antica di quelle tavolette si può da-
tare del 1417 e che le tavolette sembrano essere state
ristrette all’uso privato già che non se ne trova men-
zione negli inventari delle chiese. E da notarsi che il
più bell’esemplare, una tavoletta conservata al n. 14
del Museo di Leicester, è ancora nella originale cu-
stodia di legno di quercia colorato, avente una grande
analogia con quella che racchiude le tavolette del
Museo di Napoli anche per il fatto che due portelle
chiudono l’imagine in forma di trittico.

Nel suo secondo studio 2 l’FIope si occupò delle
figurazioni che più si avvicinano a quelle notate da
noi in Italia, arricchendo di molti documenti il suo
scritto e nel terzo 5 aggiunse notizia di altri pezzi da
lui trovati in varie parti dell’Inghilterra. Apprendiamo
così dai molti documenti riportati, che fino dal 1370
al '72 un tal Peter Maceon fu pagato di duecento ster-
line per una grande tavola d’alabastro da lui eseguita
e posta sull’altare della Cappella di San Giorgio a
Windsor ; che pure notizia di un dossale simile si ha
nel 1372 a Durham, anche questo disperso ; che nel
1392 Nicolas of Shirburn lasciò in eredità 3 scellini e
4 pence ad ut min labei naculum yrnaginis beatae Marine
de alabaustre; che nel 1432 John Raventhorp, cappel-
lano, lasciò alla chiesa di San Salvatore a York yma-
ginein pietatis de alabastro ; che nel 1446 William Re-
vetour lascia, pure ad York, quondam crucijixum de
alabastro ; che nel 1449 John Clerlc of York, cappel-
lano, lascia... itevi una Trinitas de alabastro facta;
e così via fino alle ultime notizie che si hanno intorno
al 1530. L’Hope da queste e da numerose altre notizie
è riuscito così a stabilire che, mentre a Chellaston e
nei luoghi vicini si faceva quasi esclusivamente in ala-

1 St. John Hope, On sculplured alabaster lablets called Saint
Johns Heads (Archaeologia, voi. LII, 1S90, parte II).

2 St. John Hope W. H., On thè early Working of alabaster
in England. (The Archaeological Journal, December 1904 J pag. 221)-

3 St. John Hope W. H., Oh some alabaster sculptures of Not-
tingham work (The Archaelogical Journal. September 1907, pa-
gina 168).
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