L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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MICHELINO DA BESOZZO MINIATORE

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« in Italia » come con grossa esagerazione scrive il Lomazzo ; colui che fu « stupendissimo »
animalista, facendo stupire, bambino ancora, Uberto Decembrio, questo Pisanello lombardo
insomma, ci fa ammirare, è vero, per la prima volta, in quelle pagine pazientemente allu-
minate, la sua fresca eleganza di decoratore, ma non rivela certo un acuto spirito di osser-
vazione nè un intimo senso della forma. Sembra quasi che le sue figurette generiche non
sappiano far altro, in quella scena del frontespizio che pur vorrebbe essere solenne, che piegar
leziosamente le tonde testoline da pupattola ; la minima movenza le scompone, le rende
impacciate o goffe ; il minimo moto dell’animo, ne fa spiritare i volti !

Eppure, questo manoscritto miniato dove Michelino ci ha dato dell’arte sua indizi meno
laconici che non nell’unica opera sua finora nota, dove anzi deve averne pomposamente pro-
fuso il più ricco materiale, può dirsi, in tanta penuria di pitture lombarde del primo quat-
trocento, veramente prezioso. Anzitutto esso reca, rispetto al quadro della pinacoteca di
Siena, l’argomento decisivo : agli acuti raffronti con cui il Toesca dimostra che il Michelino
che la firmò non possa esser altri che l’omonimo pittore lombardo, l’antico codice della bi-
blioteca di Pavia aggiunge la prova di fatto. E inoltre, appunto perchè permette raffronti
più agevoli e copiosi con gli scarsi avanzi degli altri pittori milanesi di quel periodo, potrà
forse meglio giovare che non quell’anconetta a porre in luce i legami che stringono a Mi-
chelino i pittori della generazione seguente alla sua, Leonardo da Besozzo e gli Zavattari.
Apparirà probabilmente, a chi vorrà approfondire que’ rapporti, che Leonardo figliuol suo,
e suo discepolo e collaboratore, mai non obliò, nella sua vita randagia, le morbide forme
care al padre, e che gli angeli e i beati della sua Incoronazione della Vergine nella cap-
pella Caracciolo in San Giovanni a Carbonara a Napoli tengon assai più di esse che non
di quelle di Beato Angelico, il cui nome, davanti a quell’ affresco schiettamente lombardo, è
stato più volte proferito invano. E forse ancor più evidente apparirà la filiazione degli Za-
vattari da Michelino. L’ultimo studioso di Leonardo da Besozzo ha supposto difficili influenze
reciproche fra quest’ultimo e i pittori della cappella della regina Teodolinda a Monza;
mentre tanto più facilmente si spiega il loro parallelismo con la discendenza di tutti dal
comune capostipite artistico.1

Per la conoscenza e lo studio della pittura milanese della prima metà del secolo XV
non potrà insomma più trascurarsi, da ora in poi, il bel manoscritto miniato della Biblioteca
Nazionale di Parigi, che noi abbiamo sommariamente illustrato. Come non potrà tralasciarsi,
senza danno palese di tali studi, d’indagare attentamente tutti i codici lombardi che giac-
ciono, ovunque troppo dimenticati, in quella raccolta ricchissima e in altre minori : aurea
messe che certo non deluderà il suo paziente mietitore.

Giulio Zappa.

1 Cfr. Luigi Serra, Gli affreschi della rotonda di
San Giovanni 'a Carbonara a Napoli, in Bollettino
d’Arte del Ministero della P. I. anno III, fase. IV.
Sembra a noi esser sfuggita al Serra (come del resto
al Brockaus nella sua monografia Leonardo da Bis-
succio) una netta e ovvia distinzione fra gli affreschi
della Cappella attribuiti a Leonardo. Sue indubbia-
mente sono, oltre all’ Incoronazione cit., le pitture
della parete a sinistra di essa; quelle di destra, la

Presentazione di Maria e la sua Morte sono, eviden-
temente, di un aiuto che ingrossa e intozza le snelle
e isocefaliche figure di Leonardo, e ne carica le carni
di una tinta rossastra ; che rende sgangherate le ar-
chitetture, grossolane le forme vegetali del maestro.
L’autore di quella campata d’affreschi è, sembra a
noi, un pittore locale, in parte ancora fedele alle tra-
dizioni trecentesche napoletano-senesi.

L’Arte. XIII, 57.
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