L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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NUOVE RIVELAZIONI NEI DISEGNI DEL MUSEO DI FRANCOFORTE

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Il medesimo possiede diversi studi, quale più quale meno fondatamente aggiudicati
a Raffaello. Ce ne viene presentato uno, eseguito a punta d’argento su carta preparata in
tinta rosea, come studio preparatorio per la figura di Diogene nel grande affresco della
Scuola d’Atene. È la figura che se ne sta da sè, seduta sul secondo scalino della gradi-
nata, appoggiato al gomito destro, mentre nella sinistra tiene un libro nel quale egli sta
leggendo.

Non è facile invero stabilire con assoluta certezza in istudi di simile genere se siano
lavori genuini, oppure fatti per ingannare, come già è riconosciuto essersene infiltrati di
tali buon numero anche nelle più cospicue raccolte. In quello di che si ragiona sono con
buon intendimento ripresi diversi motivi parziali per la stessa figura, tanto da produrre la
più favorevole impressione a prima vista sull’osservatore. Esaminandolo più attentamente
tuttavia ci è giuocoforza dichiarare di scorgervi certi indizi da ingenerare il sospetto si tratti
di una copia anzi che di uno studio originale. E in vero, se noi ci mettiamo a paragonare
questo foglio con altri da riportare allo stesso tempo dell’autore, cioè al tempo nel quale
egli attendeva all’impresa la più insigne da lui compita, consistente nella decorazione della
Camera della Segnatura, vi avremo a rilevare una interpretazione meno vivamente sentita
e non isgorgata quindi direttamente dalla mano dell’artista.

Per rendere più afferrabile il nostro pensiero si pone ad immediato riscontro qui il
facsimile del disegno di Francoforte con quello di un foglio della raccolta del Louvre, re-
lativo a un particolare assai interessante riferentesi al dipinto noto colla denominazione di
Disputa della Trinità (fig. 2 e 3). Si ponga mente alla vita eminentemente spontanea che
trabocca in ogni particolare di quest’ultimo, uno studio pieno d’amore rivolto ad indicare
la testa, le mani, l’atteggiamento di una figura, intesa a rappresentare nessun altro se non
il grande architetto Bramante. Il tratto vi corre rapido e starei per dire focoso, provando
e riprovando i suoi modelli, nell’intento di riescire a trovare la forma migliore. E una
prova luminosa della serietà colla quale i nostri grandi artisti si accingevano all’adempi-
mento dei loro impegni, un indizio sicuro della infinità di altri analoghi studi preparatorii
che saranno esistiti e che in buona parte ci sono stati invidiati dal tempo. Circostanza que-
st’ultima della quale pur troppo non si ha a dubitare, quando per parecchi esempi si vede
come Raffaello era solito esercitarsi nel predisporre le sue opere, e in realtà poi si veri-
fichi, che di parecchi suoi più perfetti dipinti non sia giunto sino a noi neppure il minimo
schizzo, com’è il caso fra altro notoriamente della sublime fra le sue Madonne, quella cele-
brata per tutto il mondo colla denominazione della Madonna di San Sisto.

A petto del magnifico disegno del Louvre pertanto ci sembrano giustificati i dubbi
già espressi da giudici affinati in materia di disegno, per cui in quello di Francoforte pro-
pendono a ravvisare una semplice riminiscenza raffaellesca, — da che il tratto della punta
d’argento vi apparisce più timido e uniforme, certe parti della figura non direttamente stu-
diate dal vero, quali per es. il contorno del fianco destro nella figura di Diogene (nell’af-
fresco ricoperto da un panno), la mano destra del corpo disegnato superiormente, quasi
come un moncherino inorganico, senza parlare di altri particolari deficienti che ciascuno
buon intenditore, messo sull’avviso, potrà rilevare alla sua volta, osservando partitamente
l’interpretazione delle singole forme corporali.

Ripensando a Bramante, conviene dire che la sua imagine sentitamente stesse a cuore
per buone ragioni al pittore suo concittadino, allorché si mise a lavorare nella Camera no-
minata, poi che ve la ritrasse due volte, in mezzo alla folla di personaggi cospicui, tanto
sacri quanto profani. Laddove infatti nella Scuola d’Atene figura fra i saggi del paganesimo,
prestando le sue sembianze ad Archimede, chinato in atto di prendere delle misure col
compasso, nella Disputa della. Trinità è accolto fra i teologi e lo scorgiamo, quasi all’estre-
mità a mano sinistra, appoggiato ad un parapetto, vivacemente mosso il viso di profilo
verso il centro, mentre tiene un libro colla destra e protende la sinistra quasi in atto di-
mostrativo verso il testo che gli sta davanti. Tutte cose mirabilmente accennate nel foglio
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