L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 13.1910

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MISCELLANEA

il grave peso del paffuto fanciullo su la spalla destra,
mentre appoggia le mani al tronco d’albero divelto
per farsene bastone. Le condizioni del contratto tol-
sero al Rregno di presentarci il solito gigante spro-
porzionato, caro ai trecentisti ed ai quattrocentisti
Dallo scalpello di Lorenzo è uscito un piccolo Ercole
perfettamente proporzionato, dalla musculatura forte,
ma non esageratamente segnata.

Il gruppo ha infatti un sapore tutto pagano e spira
un vivo sentimento agreste ; si direbbe un Sileno che
scherza con Bacco fanciullo. L’uomo ha il naso breve,
leggermente camuso, la larga faccia di fauno ; il pic-
colo Iddio, dalle forme vigorose, affonda la manina
nella ricciuta barba dell’adulto, tutto intento al novo

logico romano nel profilo fortemente segnato, con'la
fronte bassa, la mandibola quadrata, la media sta-
tura, il corpo membruto e possente. Tutta la figura
spira una energia calma, fiera e sicura.

La statua meno soddisfacente è quella di'San Leo-
nardo, assai più compassata e fredda delle compagne L
Nè vale osservare che la vita del santo solitario fran-
cese, del liberatore degli schiavi e dei prigionieri, of-
friva poca materia ad un’interpretazione del soggetto
meno accademica.

Allorché il Fiamberti si impegnava di eseguire il
trittico scultorio, presentava loco exempli la statua in
marmo di San Leonardo e questa pare soddisfacesse,
almeno, per la materia, ai desideri dei committenti,

Dossale d’altare coi Santi Cristoforo, Leonardo, Eustachio
Cesena, Cattedrale - (Fotografia Alinari).

gioco. Lo scalpello ha indugiato a lungo, tormentan-
dola in cento pieghe, ne la corta veste del santo, per
rendere sensibile la rapidità dell’incedere.

Ecco Sant’Eustachio in abitibus suis, in veste di ca-
valiere romano. Egli è ritratto mentre, volto al cervo
perseguitato in caccia e a lui parlante, chiede : Che
cosa ti piace che io faccia, Signore, in che vuoi che io
ti serva? 1 Ma l’intensità del sentimento, il turba-
mento, la sorpresa, si perdono nella solennità del
gesto. Il piccolo cervo, inginocchiato ai piedi del
santo, presso l’arco, non ha che un valore icono-
grafico. Tutto lo spirito poetico della leggenda è
esulato.

La figura solenne è tolta per intero dall’antico.
Assai più che il costume, qui abbiamo il tipo antro- 1

1 11 perfetto Leggendario della Vita, e fatti di N. S. Cesti
Cristo, e di lutti i Santi (Bassano, MDCCXCVII), Parte seconda,
pag. 231.

se a sua somiglianza dovevano essere condotte le
altre due imagini. Avendo ciò presente, sospettai per
un momento che il Bregno avesse accettata dal Fiam-
berti questa figura.

Ma l’ipotesi non è sostenibile. Il San Leonardo è
qui trattato con l’istessa bravura tecnica del San Cri-
stoforo e del San Eustachio : le vesti si ripiegano su
la coscia destra del primo con i medesimi partiti che
su la coscia sinistra di quest’ultimo; la barba breve
e ricciuta, i baffi spioventi del San Leonardo ripetono
le stesse forme del San Cristoforo ; le estremità dei
tre santi sono tutte trattate con grande e pari abilità.

1 Sotto questa figura era una lapide con la seguente scritta,
che leggo ne la fotografia :

V1NCENTIUS TVSCVS PHILOSPHVS | ET MED1CUS AC
1VLIA VERARDA EIUS UXOR 1 DILLECTISSIMA IVSSV
CAMILLI VERARD1 | EQUITIS PONTIFICII DIVO LEO-
NARDO | SACELLVM HOC DEDICAVI'!'.

Questa lapide (o forse era di stucco?) credo oggi perduta.
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