Schlosser, Julius von ; Rossi, Filippo [Transl.]
La letteratura artistica — Florenz, 1964

Page: 259
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IV.

PEIMI INFLUSSI
DELLA TEORIA ITALIANA ALL'ESTERO

1. — VIATOR

I grandi risultati della riflessione intorno ai problemi ottici, la
giustezza « obbiettiva » nell'arte figurativa, che l'Italia aveva matu-
rato sino alla fine del suo Quattrocento, non furono noti in tutto il
resto dell'Europa e specialmente nel Nord fino a questo tempo, né
per quel che riguarda l'anatomia e la teoria della proporzione, né per
quel che riguarda la prospettiva. L'arte e la scienza, che in Italia
da lungo tempo si erano date la mano in un vincolo meraviglioso,
fatale e decisivo per il suo sviluppo fino ai nostri giorni, seguivano
qui vie separate e non avevano niente da dirsi; l'arte era tutt'al piti
un lavoro di maestranze, né voleva o poteva essere altra cosa, mentre
i pittori italiani da lungo tempo avevano mutato la loro capacità in
scienza e in seguito a ciò assumevano nuovi orientamenti e davano po-
tente espressione, come letterati, alla loro mutata struttura spirituale.
Tutto questo era tanto lontano dai popoli di là dai monti quanto il
rivolgere lo sguardo al corso storico delle loro attività e alla forma-
zione di esse dal punto di vista del pensiero.

Quello che gli antichi ed i loro continuatori nel Medio Evo arabo
ed occidentale avevano effettuato nel campo della teoria della visione,
l'ottica e la pura disciplina matematica, che si chiamava perspectiva
communis, era naturalmente noto da lungo tempo ai dotti del Nord
quanto ai loro colleghi tecnici italiani. I trattati medievali di pro-
spettiva di Vitellio e del dotto arcivescovo di Canterbury John
Peckham appartengono al Nord ; li utilizzarono gli Italiani fino a Leo-
nardo e furono stampati in Germania ancora nel sec. xvi. Ma tutto
questo era scienza puramente matematica, mentre la sua applica-
zione alla rappresentazione figurativa, che più tardi si chiamò per-
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