L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 10.1907

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IL PARZIALE RICUPERO DI UN CAPOLAVORO DI GUIDO MAZZONI

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renza della figura corrispondente nei gruppi di Modena, di Ferrara e di Napoli, tiene solle-
vata verso l’alto, mentre le palpebre si calano pesanti sugli occhi gonfiati e la bocca si
schiude in un gemito represso, così che ne consegue una espressione assai più sentita di
desolazione e di squallore. Il San Giovanni ricorda anch’esso per la posizione del corpo e
per il tipo gli altri San Giovanni degli altri gruppi ; il torso è vivamente piegato sul fianco
destro, così che la spalla sinistra si solleva a livello del mento e la destra s’abbassa d’al-
trettanto, e il braccio sinistro piegato ad angolo retto e spinto all’indietro poggiava veri-
similmente la mano sulla spalla della Vergine come nel gruppo di Modena, e i capelli
lunghi e ricciuti contornano la forte testa virile. Ma anche qui l’espressione del dolore è di
gran lunga più intensa. Le ciglia sollevate ad angolo corrugano profondamente la fronte, e
sulle palpebre appena socchiuse si cala,
come un secondo velo, una grossa piega
della pelle dell’orbita, e la bocca si deforma
tutta nello spasimo, ed i muscoletti del
mento si raggrinzano in innumerevoli fos-
sette. Il pianto, da Giotto in poi, non fu
forse mai ritratto con tanta verità ed effi-
cacia.

Ma dove il Mazzoni ha dato all’arte
italiana un vero e grande capolavoro, si
è nella testa del Cristo. Nessun altro Cri-
sto giacente dei gruppi da lui modellati
può paragonarsi con questo. La morte ha
già segnato su questo volto le sue stim-
mate solenni, che l’artista ha saputo co-
gliere col più impressionante senso del
vero. Le palpebre, appena calate sugli
occhi, sono, dall’un lato più, dall’altro
meno, socchiuse, e le occhiaie e le tempie
già profondamente s’incavano, e le mu-
scolature delle guancie appaiono rilassate
intorno al naso e di fianco alla bocca, e
il naso s’è deformato torcendosi un poco
verso sinistra, e le labbra semiaperte e
lievemente gonfie sembrano aver lasciato
or ora sfuggire l’ultimo respiro. Anche
i tendini e le arterie del collo e le ossa del
petto si disegnano più rigidi sotto la pelle floscia che li ricopre. Questa testa, a cui il color
verdognolo della creta scolorata aggiunge una non so qual terribile suggestione, pare la testa
vera di un cadavere e mette un sottil brivido in chi la guarda. Poiché un altissimo senso di
poesia si accompagna, in quest’opera, a tanto squisita concezione della realtà; quella bella
testa di giovane, i cui capelli inanellati scendono lunghi e fluenti sul guanciale, sul cui mento
fiorisce leggiera come piuma la barba, la cui fronte pura è appena un poco contratta dallo
spasimo, è la testa di tale che è morto bene, che è morto sereno e tranquillo per una sublime
missione. Come un dolce riposo, come una divina dolcezza è sparsa su quel volto, che pur
serba le traccie di tante sofferenze e che pur comincia ad alterarsi per il disfacimento della
materia. E tanto più questo merita osservazione e lode, in quanto, pur cercando di rag-
giungere tanta bellezza e verità del tutto, l’artista non ha trascurati anche i più minuti
particolari, anzi li ha ad uno ad uno curati con una diligenza e, si può dire, con un realismo
che sanno del fiammingo. I rami spezzati e aggrovigliati che coronano la fronte sembrano
veri rami, non creta, così ne son segnate ad una ad una le fibre; e una spina è passata

Guido Mazzoni : Cristo. Padova, Museo Civico
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